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L’indagine Antitrust sui cellulari rallentati

Se ne sono accorti tutti, hanno protestato in tanti, magari anche nelle chat di WhatsApp: gli smartphone negli ultimi tempi hanno perso velocità. Adesso vuol vederci chiaro anche l’Antitrust che ha aperto due indagini — una su Apple e una, per la prima volta, su Samsung — per capire se i «telefonini rallentati» sono il risultato delle strategie dei grandi produttori e dell’installazione di componenti capaci di rallentare nel tempo le funzioni degli smartphone. In modo da spingere i consumatori ad acquistarne di nuovi.

La strategia di limitare la durata di un prodotto a un periodo prefissato è conosciuta come obsolescenza programmata: se ne parla da tempo, ma nelle ultime settimane di più. In particolare da quando in Francia, all’inizio del 2018, è partita la prima inchiesta giudiziaria in applicazione della legge del 2015 che qualifica come reato, appunto, la cosiddetta obsolescenza programmata. Una legge che adesso è invocata anche in Italia dalle associazioni dei consumatori. Che, per ora, hanno già raggiunto un primo risultato: la decisione dell’Antitrust — è spiegato nella nota dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato — è stata presa proprio in seguito alle segnalazioni delle associazioni dei consumatori oltre che «all’esito di una preistruttoria svolta d’ufficio» sulle società italiane delle due multinazionali. Che, secondo l’Autorità, potrebbero aver attuato «una generale politica commerciale volta a sfruttare le carenze di alcuni componenti per ridurre nel tempo le prestazioni dei prodotti e indurre i consumatori ad acquistarne nuove versioni».

Allo stesso tempo, sarebbero stati proposti ai clienti «aggiornamenti software dei propri telefoni cellulari senza segnalare le possibili conseguenze dello stesso aggiornamento e senza fornire sufficienti informazioni per mantenere un adeguato livello di prestazioni dei dispositivi». Tutti comportamenti in violazione al Codice del Consumo.

Il rallentamento degli iPhone vecchi è un problema ben noto alla casa di Cupertino. Negli ultimi tempi ha messo in crisi la fiducia dei consumatori, in particolare dopo che Apple ha ammesso di rallentare intenzionalmente gli iPhone con batteria degradata per preservarne il funzionamento. Per mettere riparo a questa crisi di fiducia, non solo è stato ridotto il costo della sostituzione della batteria usurata (da 89 a 29 euro), ma è anche sceso in campo il ceo di Apple. In una intervista alla Abc Tim Cook ha assicurato che d’ora in poi farà scegliere agli utenti se mantenere un telefono più lento ma affidabile, o optare per performance normali, con il rischio però che lo smartphone si riavvii all’improvviso, magari in una situazione di emergenza. Agli inizi dell’anno — ha spiegato il numero uno di Apple — «distribuiremo un aggiornamento del sistema operativo iOS con cui gli utenti potranno vedere lo stato di salute della batteria». Se non vorranno il calo delle prestazioni, «potranno disattivarlo», ma «non lo raccomandiamo». La raccomandazione, evidentemente, resta quella di acquistare l’ultimo smartphone.

Michelangelo Borrillo

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