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L’incognita-tassi spaventa le Borse

L’incertezza sulle mosse delle banche centrali continua a condizionare l’andamento dei mercati finanziari. Dopo il tonfo di venerdì scorso anche la prima seduta della settimana è stata all’insegna della volatilità. In Borsa è stata un’altra giornata negativa. Dopo unaseduta di forti ribassi sulle piazze asiatiche (l’indice Msci Asia Pacific ha perso l’1,22%) tutti i principali listini continentali hanno avviato le contrattazioni in forte cal0 per poi ridurre il rosso nel finale. L’indice Ftse Mib di Piazza Affari, arrivato a perdere oltre il 2,5% nel corso della giornata, ha terminato gli scambi in calo dell’1,84 per cento. Male anche Francoforte (-1,34%), Parigi (-1,15%), Londra (-1,12%) e Madrid (-1,76%).
Gli indici hanno limitato le perdite sul finale grazie al rimbalzo registrato da Wall Street su cui gli investitori si sono riposizionati dopo il tonfo (-2,45%) di venerdì. A far decollare i listini Usa verso rialzi vicini al 2% le parole del governatore della Federal Reserve Lael Brainard, che ha inviato un messaggio rassicurante di politica monetaria . Brainard, l’ultimo esponente della Banca centrale a poter parlare prima del «quiet period» che precede il vertice del 20 e 21 settembre, ha seccamente allontanato le prospettive di un imminente rialzo dei tassi di interesse che avevano scosso gli investitori. Le probabilità di una simile mossa la prossima settimana sono subito cadute sulle piazze future al 15% dal 24 per cento. La Borsa, nel pomeriggio, ha recuperato parte del terreno perduto con flessioni che avevano di recente toccato il 3% dai record, i bond decennali hanno ridimensionato i rendimenti da quasi l’1,7% all’1,66% e il dollaro ha perso quota.
Brainard, una «colomba» convinta che con una leggera revisione delle sue posizioni avrebbe anticipato una svolta, è stata quasi categorica: ha sottolineato che la politica monetaria deve restare rivolta a sostenere la crescita, per tener conto delle sfide davanti all’economia domestica e globale. «L’incertezza negli sviluppi economici consiglia prudenza nel rimuovere la politica accomodante» ha detto parlando a Chicago. «Credo che questo approccio si sia dimostrato efficace negli ultimi mesi, consentendo progressi nell’occupazione e nell’inflazione».
Paradossalmente, un’indicazione di continua prudenza e basso costo del denaro fino alle elezioni americane dell’8 novembre è giunta anche dal candidato repubblicano alla presidenza Donald Trump: ha attaccato ieri la Fed di Janet Yellen affermando che «dovrebbe vergognarsi» perché con la politica accomodante asseconda Barack Obama e i democratici.
Ma era soprattutto il discorso della Brainard, 54enne ex alto funzionario del Tesoro di Barack Obama, ad essere atteso dagli investitori dopo i segnali contradditori arrivati da esponenti della Fed nelle ultime settimane su una prossima stretta. Una preoccupazione che era stata aggravata dalla recente delusione per mancate nuove misure di stimolo da parte della Banca centrale europea e dal rischio che la Bank of Japan, che si riunirà a sua volta il 21 settembre, possa aver esaurito le sue munizioni anti-crisi.
Tornando all’Europa, le vendite hanno colpito in maniera generalizzata il mercato delle obbligazioni sovrane. I rendimenti del Bund decennale, risaliti in territorio positivo venerdì scorso, ieri hanno toccato un picco di giornata allo 0,05% aggiornando un nuovo massimo da fine giugno. Sui livelli pre-Brexit si è riposizionato anche il tasso del BTp decennale che ieri ha rivisto quota 1,3 per cento. Ad innescare queste vendite sono le mutate aspettative degli investitori sulle politiche delle banche centrali. Dopo aver beneficiato per anni degli stimoli monetari la sensazione, alla luce del mancato rinnovo del Quantitative easing da parte della Bce al direttivo della scorsa settimana e alle esternazioni di alcuni esponenti Fed sul possibile rialzo dei tassi già a settembre, è che gli investitori inizino a mettere in conto uno scenario diverso dalla politica espansiva perenne. Questa quantomento è l’impressione che si ha a leggere i commenti degli addetti ai lavori. Solo col tempo si potrà capire se si tratta di aspettative fondate o di un semplice pretesto per scaricare un mercato obbligazionario inflazionato (il controvalore dei titoli a tasso negativo è di oltre 13mila miliardi di dollari).

Andrea Franceschi
Marco Valsania

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