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«L’inchiesta non ferma i piani Saipem»

Il mercato aveva già metabolizzato il pesante taglio delle stime annunciato dai vertici di Saipem a fine gennaio. Tanto che in Borsa il titolo è riuscito a chiudere in territorio positivo, guadagnando lo 0,58%, a 20,9 euro. E, in effetti, il preconsuntivo 2012 comunicato ieri riserva pochissime sorprese. Fatta eccezione per l’utile netto del quarto trimestre 2012 che si attesta a 180 milioni di euro (-30,2% rispetto allo stesso periodo del 2011), mentre l’asticella degli analisti aveva indicato un livello leggermente più alto (200,5 milioni di euro).
Il resto, come detto, rispecchia quanto la società aveva messo nero su bianco nel comunicato diffuso il 29 gennaio e che aveva provocato il tracollo di Saipem a Piazza Affari. L’utile netto 2012 ammonta quindi a 902 milioni di euro (-2,1% rispetto all’esercizio precedente), mentre l’utile operativo arretra dello 0,8%, a quota 1,48 miliardi di euro. Ma il gruppo guidato da Umberto Vergine non cambia i programmi e conferma la policy di pay-out sul dividendo a un terzo dell’utile netto. Il cda proporrà quindi all’assemblea un dividendo di 0,68 euro per azione – al di sotto dello 0,70 euro del 2011 – che sarà messo in pagamento dal 23 maggio (con stacco cedola il 20). «La decisione di tagliare il dividendo del 2,9% è deludente – è il commento di qualche trader – in quanto gli investitori speravano in un ammontare invariato e, anche se il taglio è modesto, va comunque contro le aspettative del mercato».
L’indebitamento si attesta a 4,27 miliardi di euro, con un incremento di 1,08 miliardi rispetto al dato di fine 2011, per via principalmente di «un sensibile aumento del capitale circolante». Bene, invece, i ricavi che salgono del 6,2%, a quota 13,36 miliardi di euro e sopra il consenso degli analisti (13,205 miliardi). Registrano poi segno positivo anche le acquisizioni di nuovi ordini che ammontano a 13,39 miliardi di euro (12,5 miliardi nel 2011), mentre il portafoglio ordini al 31 dicembre 2012 è pari a 19,73 miliardi di euro, di cui 10,9 miliardi da realizzarsi nel 2013. Per il quale la società, controllata al 42,9% da Eni, ribadisce le previsioni diffuse a fine gennaio: ricavi per 13,5 miliardi di euro, un Ebit complessivo di 750 milioni di euro, un utile netto pari a 450 milioni di euro e un livello di investimenti per circa 0,9-1 miliardo di euro. Le ragioni della revisione al ribasso sono note e il gruppo non fa che confermarle nel comunicato diffuso ieri: «la conclusione di progetti grandi e complessi», «il ritardo nell’assegnazione di nuovi progetti simili ora prevista nel corso del 2013» e «l’effetto, principalmente nel 2013, di commesse a ridotta marginalità acquisite in condizioni di mercato estremamente competitive e di contratti a bassa marginalità funzionali all’entrata in nuovi mercati molto promettenti per il futuro».
Concetti che l’ad Vergine e il cfo Stefano Goberti ripetono nel corso della conference call con gli analisti. La bufera giudiziaria che ha travolto la società resta sullo sfondo e l’ad prova a rassicurare. «Non vedo alcun segnale di cambiamento – spiega – nei rapporti con i nostri clienti-. Siamo una delle principali compagnie di servizi al settore dell’oil and gas e continuiamo ad avere rapporti molto intensi con i nostri clienti, dal Canada, al Medio Oriente, al Giappone». L’indagine della procura di Milano, dunque, non modifica i piani. «Siamo occupati come sempre – aggiunge Vergine – se non in misura maggiore. Magari fanno un po’ fatica a comprendere quello che leggono sui giornali, ma queste cose non hanno alcun impatto sulla nostra operatività».
Poi la discussione scivola sul rapporto con Eni dopo le caute aperture dell’ad del Cane a sei zampe, Paolo Scaroni, sulla possibile separazione. Vergine preferisce non sbottonarsi. «Non commento le opinioni del mio azionista ognuno può leggerle nel modo che ritiene corretto». Ma gli analisti lo incalzano e l’ad aggiunge che sul distacco ci sono al momento «solo ipotesi» legate alle affermazioni di Scaroni «ma non non risultano studi o attività pianificate» al riguardo. Ad ogni modo, chiosa il numero uno, Saipem «non avrebbe problemi a trattare Eni solo come cliente». Ma la scelta finale spetta alla controllante e, almeno per il momento, non è in cima alle priorità.

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