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L’incertezza regna ancora sui mercati degli States

Scommettere sul fatto che l’economia Usa possa evitare il ritorno in recessione dopo le presidenziali resta un esercizio pericoloso. Il fiscal cliff previsto per fine anno, quando scadranno gli incentivi fiscali introdotti dall’amministrazione Bush, potrebbe mettere sotto pressione tutto il sistema economico finanziario.
L’andamento in prospettiva del dollaro Usa è sicuramente una chiave di lettura fondamentale per capire quali potrebbe essere la tendenza evolutiva dei Treasury e della Borsa.
Il dollar index ha inviato a settembre evidenti segnali di debolezza scendendo sotto le medie mobili a 100 e 200 giorni e violando la linea di tendenza rialzista disegnata dai minimi di agosto 2011. Il ribasso si è tuttavia arrestato per ora sopra quota 78,50, 50% di ritracciamento del supporto dai minimi di maggio e quindi livello critico anche in ottica di medio termine. La violazione di area 78,50 confermerebbe il proseguimento della fase di ribasso intrapresa con i massimi di luglio prospettando movimenti in direzione dei minimi dello scorso anno in area 72,70, con supporti intermedi a 77 e 75. Indicazioni contrarie al quadro calante verrebbero con il superamento di area 82 e successivamente di 83,50, dove transita la linea che scende dai massimi del giugno 2010. Per ora quindi le prospettive di andamento della moneta Usa, almeno per quello che riguarda il breve e medio termine sono incerte. Mutamenti di questa condizione interverrebbero solo con la rottura della citata resistenza di area 83,50 e in caso di violazione del supporto offerto a 72,50 dai record negativi del 2011, di poco inferiori alla trend line che sale dal minimo di marzo 2008.
Serve relativamente a poco guardare al grafico del prezzo dell’oro, storicamente correlato in modo inverso a quello del dollaro, per cercare di ricavarne indizi utili a ipotizzare l’andamento futuro anche della moneta statunitense. Il metallo giallo segue infatti da circa un anno un percorso quasi perfettamente orizzontale, oscillando in una fascia compresa tra i 1.520 e i 1.800 dollari circa. Tutto quello che è possibile affermare è che discese sotto area 1.630 consentirebbero il ritorno verso i 1.520 dollari l’oncia, mentre la rottura di 1.730 permetterebbe un nuovo test di 1.800.
La stessa condizione di incertezza è possibile riscontrarla anche studiando l’andamento dell’indice di Borsa S&P500. Il superamento di area 1.470/75, massimi di settembre e ottobre, aprirebbe la strada al raggiungimento del limite superiore del canale, mentre la violazione di 1.380, dove si collocano la linea di tendenza disegnata dai minimi di ottobre 2011 e la media mobile a 200 giorni anticiperebbero con buona probabilità discese fino in area 1.250. Solo la violazione di questo sostegno rappresenterebbe in ogni caso un mutamento nell’orientamento del trend di lungo termine, che fino a quel momento potrà essere considerato rialzista. Sostanzialmente analoghe le considerazioni che è possibile trarre dallo studio del grafico dell’indice Nasdaq.
Il grafico del future sul bond trentennale Usa evidenzia una condizione estremamente delicata. La tenuta di area 146 potrebbe rilanciare l’uptrend dell’ultimo biennio con obiettivi distanti dai valori attuali, posti in area 161 almeno e con la possibilità di estendere ulteriormente nel medio-lungo periodo fino al test di 168. La violazione di 146, al contrario, rappresenterebbe un elemento di novità non trascurabile dal momento che potrebbe anticipare la correzione di tutta la salita dai minimi del 2011 con obiettivi tra 135 e 139.

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