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L’incertezza inizia a pesare in Borsa La spinta di Draghi

Si è aperta all’insegna di un prevedibile nervosismo, e qualche vendita, la settimana dei mercati finanziari che porta dritta al voto europeo. Piazza Affari ha scontato l’incertezza più di altre Borse europee, con un ribasso dell’1,6% dell’indice Ftse Mib, dopo però scivoloni anche superiori al 3%. Solo in parte, e solo in Italia, le ragioni del calo dei prezzi di Borsa sono tecniche (ieri su molti titoli è stata «staccata» la cedola, il dividendo, provocando un impatto negativo anche sul paniere generale) ed è chiaro che gli investitori hanno cercato e trovato più di un’occasione utile per portare a casa qualche guadagno, interrompendo così un ciclo positivo che durava più o meno dall’inizio dell’anno. Lo spread tra Btp e Bund è anch’esso risalito a quota 181 punti (con il rendimento del titolo di Stato decennale italiano al 3,14%), dopo aver sfiorato i 190, dai 173 punti della scorsa settimana e dopo i minimi visti a 154.
Non giova l’affermarsi dei movimenti euroscettici e non è stato preso bene l’annuncio di un maxi aumento di capitale da 8 miliardi di Deutsche Bank, il primo gruppo tedesco del credito, che si prepara con il resto delle banche europee (ieri in calo generalizzato) agli stress test della Bce.
Alle aspettative sulle prossime mosse della Banca centrale europea è legata la tenuta dei mercati durante e dopo il voto. Ha sostenuto ieri Yves Mersch, componente lussemburghese del Comitato esecutivo dell’istituto presieduto da Mario Draghi: «Le probabilità che il consiglio agisca già alla prossima riunione a giugno sono aumentate sostanzialmente». Mersch ha lasciato capire che l’orientamento sarebbe quello di procedere all’acquisto di Abs («asset backed securities»), titoli emessi dalle banche a fronte di cartolarizzazioni di prestiti alle imprese.
Il meccanismo individuato per sbloccare il credito e stimolare l’economia potrebbe essere annunciato il 5 giugno dal presidente della Bce, Mario Draghi, e poi messo a punto nelle settimane successive. Si vedrà se l’effetto annuncio produrrà lo stesso percorso virtuoso ottenuto nel 2012 dalla dichiarazione di Draghi a difesa della moneta unica, l’ormai celebre «faremo qualsiasi cosa» per salvare l’euro. Già scontato dai mercati, invece, è secondo più di un osservatore il taglio dei tassi d’interesse (allo 0,15% dallo 0,25% attuale) che potrebbe accompagnare le misure «non convenzionali» della Bce.
Il Fondo monetario internazionale è tornato a chiedere intanto un ulteriore allentamento delle politiche monetarie della Bce. Nel rapporto «Article IV» dedicato alla Germania gli economisti del Fondo sottolineano che «in un contesto più ampio» sono necessarie «condizioni monetarie più accomodanti per sostenere la ripresa nella regione».
Intervenuto a Francoforte, il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ha osservato che sarebbe «miope concentrarsi solo sul cambio dell’euro e ignorare l’effetto di stimolo derivante dai bassi tassi di interesse».
Secondo qualche analista, le attese di un ridimensionamento dell’euro giocano una parte nella corrente di vendite in Piazza Affari dei fondi americani, i più esposti in Italia in questo momento. Ma l’idea prevalente nelle sale operative è che listino e spread abbiano sofferto la doccia fredda del dato sul Pil negativo.
«Sui mercati c’è una correzione, che potrebbe durare relativamente poco. Lo spread era sceso parecchio considerato che il 2014 è un anno di ripresa ancora fragile. Tuttavia il Pil crescerà a fine anno tra lo 0,5 e lo 0,7%», dice Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo che oggi presenta a Milano il rapporto di analisi dei settori industriali che mostra un anno di crescita per la manifattura. «La frenata dello 0,1% nel primo trimestre non è un dramma, anche se certo ha un impatto emotivo, ma non compromette gli altri trimestri» osserva ancora De Felice confermando il target di 140 punti per lo spread a fine 2014.

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