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A Linate anche voli fuori dall’Europa la carta del governo per aiutare Alitalia

Ferrovie, easyJet e Delta si incontrano oggi a Londra per le ultime limature al progetto industriale e finanziario della nuova Alitalia. Fonti vicine al dossier spiegano che si stanno definendo questioni fondamentali per poter proseguire il dialogo. Un dialogo che entro i primi giorni di marzo potrebbe trasformarsi nell’attesa trattativa in esclusiva. Tra le novità, per facilitare la trattativa, un decreto ministeriale che apre Linate a nuovi voli extraeuropei.
Il piano vede due entità riunite in un unico gruppo: una del Nord a Milano Linate, con 30 aerei di medio raggio Alitalia accanto alla flotta easyJet presente nell’hub di Malpensa; un’altra con base a Roma Fiumicino, con 26 aerei di lungo raggio, 45-50 di medio raggio e rotte condivise con Delta. Si tratterà di una nuova società con quote degli azionisti ancora da scrivere. Ma in linea di massima Fs avrà fino al 30% del capitale. L’altro socio pubblico, Poste, dovrebbe entrare con il 10- 15% circa, mentre il ministero dell’Economia potrebbe avere fino al 20%. Il restante 40% sarà distribuito alla pari tra Delta e easyJet.
In totale i soci della nuova Alitalia dovrebbero apportare nuovo capitale per un miliardo di euro, la metà di quanto necessario per poter far decollare la compagnia in sicurezza. La strada verso un accordo resta però in salita e l’incontro londinese di oggi cercherà innanzitutto di diradare i dubbi di easyJet che sta pesando ogni virgola del piano con un occhio attento allo sviluppo della flotta nei due scali milanesi. Il vettore inglese, che ha la base principale a Malpensa, sta studiando come riscrivere la propria presenza nel più grande hub del Nord Italia distribuendo i voli sullo scalo di Linate tramite slot (o bande orarie di decollo e atterraggio) Alitalia, alcuni dei quali inutilizzati. Si tratta di una questione rilevante visto che, a quanto risulta, il 35% di questi voli oggi si sovrappongono. E lo spostamento di collegamenti da Malpensa a Linate, o viceversa, rischia di sconvolgere gli attuali equilibri.
Per convincere gli inglesi, si sta muovendo il governo, che ha in serbo una carta decisiva: si tratta di un decreto ministeriale per sbloccare i limiti esistenti a Linate, che oggi può essere collegato solo con altri aeroporti europei. Le tratte per Tel Aviv o Il Cairo, che con il decreto potrebbero decollare dal cuore di Milano, sarebbero merce preziosa per un’intesa con easyJet.
Nessun intralcio o dubbi di sorta, invece, sulla strada di Delta, che opererà con i 26 aerei di lungo raggio Alitalia, soprattutto verso le Americhe. Probabile la chiusura di 5 rotte in perdita (ad esempio Nuova Delhi e Santiago del Cile) e il riposizionamento verso altri hub del Nord America. I sindacati del personale di volo seguono però con attenzione questa fase della trattativa e sono pronti a far pesare i propri dubbi: «Vogliamo capire quale sarà il percorso della nuova Alitalia e di che mole di investimenti si parla» dice Stefano De Carlo di Anpac, associazione di piloti e assistenti di volo. « In ogni caso, diciamo no ad uno “spezzatino” mascherato della compagnia».

Lucio Cillis

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