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L’Imu premia i Comuni turistici

Imu, sempre Imu, fortissimamente Imu. E dove non arrivano i partiti con la loro dose quotidiana di promesse elettorali volte a sfumarla, abbassarla, eliminarla o restituirla (almeno sulla prima casa) ci pensano le altre parti in causa. Il copione si è ripetuto ieri. In mattinata l’Anci ha replicato ai dati ufficiali pubblicati martedì scorso dal ministero dell’Economia, lanciando l’allarme sul miliardo che manca rispetto all’Ici (su cui si veda l’articolo qui sotto); nel pomeriggio il Mef ha ribattuto, diffondendo la ripartizione città per città dei 23,7 miliardi di gettito garantito nel 2012 dall’imposta municipale. I numeri confermano che, in valore assoluto, il sacrificio più consistente lo hanno sostenuto gli abitanti delle grandi città. Mentre in termini percentuali il tributo ha fatto sentire il suo peso soprattutto nelle aree turistiche o industriali.
Il quadro macro che emerge dalle nuove cifre diffuse ieri dal dipartimento delle Finanze rispecchia quello di tre giorni fa. Gli incassi 2012 hanno superato i 23,7 miliardi di euro. Inclusi i 3,9 imputabili all’innalzamento delle aliquote operato dai sindaci rispetto alle soglie statali standard del 4 e del 7,6 per mille. Nel complesso il prelievo sulla prima casa è valso 4,02 miliardi di euro; quello sugli altri beni 19,69. La classifica per il volume complessivo degli introiti segue quella del numero di abitanti. E infatti in testa si posiziona Roma con oltre 2,1 miliardi di proventi. Seguita da Milano con circa la metà e Torino con 574 milioni.
Passando alla ripartizione per abitante l’affresco si fa più movimentato. E sui risultati cominciano a pesare altre due variabili: le scelte dei primi cittadini che hanno alzato di più l’asticella del prelievo e la vocazione turistica o industriale dei centri presi in esame. Lo si vede già sull’abitazione principale. In prima posizione troviamo infatti Portofino con 1.030 euro a testa, al secondo Pecetto Torinese con 687 euro. Completano la cinquina Forte dei Marmi (643 euro), Pino Torinese (619 euro) e Capri (610 euro). Per trovare il primo capoluogo di provincia bisogna scendere al nono posto. Dove c’è Siena con 567 euro, 30 in più di Roma che occupa la decima piazza. Con i loro 537 di media gli abitanti capitolini pagano quasi il doppio dei milanesi (292 euro). E qui c’entrano soprattutto le decisioni dei sindaci. Gianni Alemanno ha portato l’aliquota al 5 per mille, Giuliano Pisapia l’ha lasciata al 4.
Se ci si concentra sugli altri immobili (seconde e terze case, capannoni, opifici, stabilimenti industriali) le sorprese diventano ancora più numerose. Il primato dell’abitante più tartassato se l’aggiudica il cittadino medio di Presenzano, in provincia di Caserta, con 3.617 euro di versamento. Un valore che si spiega con la presenza sul territorio comunale di una centrale idroelettrica. E la stessa determina la seconda posizione di Ferrera Erbognone, in provincia di Pavia, con 2.402 euro pro capite. Terza Orio al Serio (Bergamo) con 2.181. Ma anche la presenza di strutture turistiche o case vacanze ha il suo peso. Siano esse al mare o in montagna. Come dimostrano il sesto posto di Portofino (1.761 euro) e il decimo di Cortina d’Ampezzo (1.361 euro) per restare alla top ten. Fanalini di coda invece, per la prima casa, Zerfaliu (Oristano) con 16,14 euro di versamento pro capite; per gli altri immobili, Celle di Macra, (Cuneo) con 28,37 euro.
In sede di presentazione dei dati il sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani, è tornato sull’allarme dell’Anci per i bilanci 2013: «È una posizione sostanzialmente condivisibile – ha detto –. I Comuni si stanno preparando alla vertenza con il prossimo governo per chiedere nuovi fondi».

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