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L’impero atlantia: e adesso?

«Il grande rammarico — con la consapevolezza dei gravi errori compiuti — è che siano messe a rischio le prospettive di Atlantia, che ha potenzialità di crescita molto importanti nelle infrastrutture. Non solo autostrade e aeroporti ma anche rete elettrica, gas ed energie rinnovabili e l’idea di aprire il capitale delle controllate a fianco di investitori nazionali e globali e fare crescere il Paese. Tutte le formule più creative erano possibili». Gianni Mion è il presidente di Edizione, la holding della famiglia Benetton, a cui fa capo il 30% di Atlantia, la holding delle infrastrutture che attraversa una fase delicatissima. Da campione italiano nel mondo —«che si muoveva con grande autorevolezza», ricorda Mion —, presente in 18 Paesi e apprezzato dagli investitori istituzionali, ora la holding è percepita dai mercati come una realtà a rischio dopo il declassamento da parte delle agenzie di rating a BB- da BBB-, sotto il livello investment grade.

E ora in tensione potrebbero finire anche le altre società della galassia, dagli Aeroporti di Roma, con Fiumicino e Ciampino, Telepass, la controllata spagnola Abertis fino agli investimenti nella Aéroports de la Côte d’Azur, che possiede gli scali di Nizza e Cannes, ed Eurotunnel.

Tutto parte da Aspi, la controllata a cui è affidata la gestione di 3 mila chilometri di rete autostradale che rischia la revoca della concessione dopo il drammatico incidente a Genova. Lo scenario politico è aperto. Il governo ha avviato la discussione sulle iniziative da intraprendere ma ha rinviato le decisioni a dopo le elezioni regionali.

Sul tavolo del ministero dei Trasporti oltre la revoca c’è anche l’ipotesi di affidare all’Anas solo alcune tratte. Aspi ha risposto con un programma di 7,5 miliardi che include investimenti triplicati e manutenzioni in aumento del 40% rispetto al quadriennio precedente, in linea con le interlocuzioni con il ministero, oltre all’assunzione di mille persone.

La posta sul tavolo è alta. «La revoca deve essere valutata un po’ da tutti. E bisogna ricordare che non c’è solo Edizione, che ha oggi la piena consapevolezza degli errori accaduti, ma ci sono anche gli azionisti di Atlantia, circa 40 mila, che potranno ricorrere ad azioni legali», dice Mion. Allianz, socio di Aspi, ha già presentato alla Ue un esposto contro la modifica unilaterale dei contratti di concessione.

Ma che cosa potrebbe succedere nello scenario di maggiore rischio? Il sistema Atlantia ha quasi 38 miliardi di debiti, fin qui sostenibili grazie ai flussi di cassa delle controllate il cui business è regolato. Di quella cifra, 23 miliardi sono prestiti obbligazionari sottoscritti da istituzionali, molti esteri. Che, a fronte di un rating non investment grade, potrebbero chiedere un rimborso anticipato. Il problema è su Aspi che ha in essere anche un bond retail da 700 milioni in tasca a 17 mila risparmiatori, e 2,2 miliardi di debito con Cdp e Bei. Ma la revoca della concessione potrebbe generare un effetto a catena su tutte le società della galassia. Con il rinvio ai supplementari ci sarà più tempo per il dialogo con il governo. A fianco del ceo di Autostrade, Roberto Tomasi, ora c’è anche il neo amministratore delegato di Atlantia, Carlo Bertazzo, 25 anni di lavoro in Edizione, uomo di fiducia dei Benetton, una nomina chiave per la holding, segno della forte discontinuità rispetto al passato. Ha già aperto un canale con il ministero dei Trasporti ma anche con il Tesoro. «È l’unico che sa cosa vuole dire holding non operativa, pura, il modello a cui aspira Atlantia», dice Mion, il manager che sta anche accompagnando la seconda generazione dei Benetton verso una nuova governance. Poi ci sarà l’apertura delle controllate Adr e Telepass ad altri investitori: «Guardiamo agli italiani, saremo un sistema aperto».

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