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«L’impegno Fiat in Italia è chiaro»

di Raffaella Polato

MILANO— «L’impegno della Fiat in Italia è chiaro, non abbiamo cambiato idea. Stiamo cercando di fare del nostro meglio» . Sullo sfondo c’è sempre più, perché sempre più si avvicina, la causa della Fiom contro la newco di Fabbrica Italia Pomigliano: l’appiglio individuato dai metalmeccanici Cgil per puntare a invalidare, in realtà, i «contratti collettivi specifici» che Sergio Marchionne vuole estendere all’intero gruppo. E che, ormai firmati in Campania da Fim, Uilm, Fismic e Ugl, hanno già passato il referendum anche a Mirafiori e Grugliasco. Dunque la vera posta in gioco è questa: se alla fine della causa che partirà il 18 giugno si arrivasse all’ipotesi estrema, un no giudiziario agli accordi aziendali, per il Lingotto sarebbe impossibile fermare l’investimento napoletano (i 700 milioni sono tutti impegnati e il mercato non può aspettare oltre la Panda), ma chi garantirebbe da un congelamento sul resto? Così, anche, va letta la frase di Marchionne: «Stiamo cercando di fare del nostro meglio» . Ripetuta ieri a Torino, dove ha partecipato con John Elkann a una cerimonia dei carabinieri, è pure una risposta a Susanna Camusso. Il segretario della Cgil — non da sola — dopo l’operazione Chrysler è tornata a chiedere: «Ora vogliamo vedere i 20 miliardi promessi per Fabbrica Italia. Se Marchionne chiarirà, noi faremo la nostra parte su turni e produzione» . Qualcuno ci ha letto un’apertura. Non il leader di Fiat-Chrysler: «Se per apertura si intende risolvere i problemi e portare avanti gli obiettivi, sono totalmente d’accordo. Altre questioni non mi interessano: faccio il metalmeccanico, continuo a ripeterlo» . Il nodo degli accordi aziendali resta una spina per la stessa Confindustria, che il Lingotto potrebbe davvero lasciare per tenersi mani libere rispetto al contratto nazionale. Tanto che ieri, mentre Fim, Uilm, Fismic e Ugl depositavano a Torino il loro «intervento in giudizio» contro la Fiom per «difendere le ragioni di un’intesa approvata dai lavoratori» , è intervenuta direttamente Emma Marcegaglia. Sabato era stato Alberto Bombassei, vice per le relazioni industriali, a rilanciare l’ipotesi di norme aziendali che possano superare quella nazionali se firmate a maggioranza. Ieri l’ha ribadito la presidente: «Ci stiamo lavorando da tempo, speriamo di concludere velocemente un accordo che serve a tutte le imprese italiane per avere certezza sull’esigibilità dei contratti» . La partita non sarà breve. È certo come è certa l’ottica di Marchionne: il gruppo globale che sta costruendo, e per il quale Newsweek gli dedica un ampio servizio intitolato «Il miracolo Chrysler. Come un italiano ha salvato un’icona di Detroit» . Ieri ha ripetuto, «per chiarezza» visto che traduzioni frettolose gli hanno attribuito la decisione di mantenere a Torino la sede legale, che «la questione non è sulla mia scrivania ed è eventualmente da risolvere in futuro, non ora» . Ora, «l’integrazione industriale e commerciale è tutto quello su cui stiamo lavorando» . Insieme all’integrazione finanziaria, sì. Ma senza gli aumenti di capitale o le ipotesi Gm di cui ha letto ieri: «Giochi di fantascienza di cui non parlo» .

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