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L’impeachment visto in controluce

Seguo online la seduta che la camera dei rappresentanti, e cioè l’equivalente della nostra camera dei Deputati, sta tenendo per decidere oppure no l’impeachment contro Donald Trump. E l’impressione è che si tratti di un tentativo fatto per abbattere un avversario politico, un boomerang che si rivolgerà nei confronti del partito democratico americano stesso.

Perché dietro tutta la retorica (per noi, per loro è qualcosa di sacro) a base di padri fondatori, George Washington, John Kennedy e la chiama dei vari representatives, i deputati (gentlemen, mentre le deputate sono gentleladies) che annunciano la loro dichiarazione di voto, è chiaro che si sente l’odore del sangue. Perché Trump è un traditore che ha minacciato gli ucraini di non dargli gli aiuti militari se non avessero avviato un’inchiesta sul figlio di Joe Biden, vice di Barack Obama e azzoppato candidato contro Trump nel 2020 (prima accusa). E ha impedito al parlamento e alla giustizia di accertare la verità con il suo ostruzionismo (seconda accusa).

Se non fosse per la retorica (perché comunque i toni concitati ci sono: i dem salgono con la Costituzione in mano), sarebbe una normale giornata del parlamento italiano. Ma qui siamo in America, per cui l’atmosfera è da aula di tribunale yankee. Ogni democratico più o meno ripete: Trump ha mentito, ha fatto i fatti suoi, c’è ostruzione alla giustizia. Come Richard Nixon, che si rifiutò di rilasciare le trascrizioni delle sue conversazioni durante il Watergate e venne costretto dalla Corte suprema. Ma se il presidente vi ha rilasciato tutte le trascrizioni di sua spontanea volontà proprio per garantire la trasparenza, rispondono i repubblicani che spesso invocano Dio.

Dio è uno dei protagonisti del dibattito. Lo invocano i repubblicani come i democratici, addirittura Lou Correa, democratico del 46° California (Orange County, per essere topograficamente corretti) pronuncia un discorso prima in inglese e poi in spagnolo in cui (dopo aver detto sì all’impeachment) chiede all’Altissimo di illuminare le menti dei suoi colleghi. E lo fa in spagnolo: gli viene chiesto di fornire adeguata traduzione da mettere agli atti. «Chi vota contro l’impeachment dice di sì sia alle azioni passate di Trump che a quelle future», lamenta il dem Hank Johnson dalla Georgia. E aggiunge: «Sono orgoglioso di votare per l’impeachment». Un’altra si dice a favore dell’impeachment «come madre». È democratica, non leghista.

Naturalmente chi punta a difendere Trump si butta sull’«ha fatto anche cose buone». E sottolinea quello che, in fondo, peserà sulle prossime elezioni, ossia il fatto che l’economia stia tirando alla grande. Ecco Dan Meuser, repubblicano della Pennsylvania: «Al mio paese la gente chiama il Campidoglio ‘la bolla’, perché è in effetti una bolla completamente separata dalla realtà». E giù a ricordare tutti i dati economici della ripresa targata Donald.

A tratti appare lo spettro della dittatura. La evocano i dem dicendo che l’America non trae il suo potere dal sangue di un re, ma dal voto popolare. In effetti al tempo di Richard Nixon si parlò di «presidenza imperiale»; lo stesso Oliver Stone mette in bocca ad Anthony Hopkins nel film Nixon – Gli intrighi del potere del 1995 proprio la battuta: «La presidenza non basta più». Ma Nixon era davvero un grande presidente e finì rovinato da se stesso, dalle sue tare caratteriali e la paranoia continua di un nemico in agguato.

Quando dopo una decina d’anni Ronald Reagan finì nello scandalo Iran-Contras, fece una cosa molto più intelligente. Andò in Tv, ammise, chiede scusa. Fine dello scandalo, aiutato anche dall’economia in tiro (Nixon era invece negli anni dell’inflazione e della recessione). Trump è in una posizione mediana: nega, rilascia le conversazioni senza essere sollecitato (a Nixon lo ingiunse la Corte Suprema, mentre lui invocava la sicurezza nazionale), contrattacca dicendo che i dem vogliano fare un colpo di Stato in America. E aspetta. Uno pensa a tutte queste cose e vede questi deputati yankee mentre si prendono il loro momento di popolarità nello Special Report della Nbc. Sta parlando Chris Stewart, repubblicano: ancora una volta i padri fondatori e così via. La retorica prosegue, i fantasmi del passato s’allungano. Per me Trump finirà per scappottarsela, di poco ma ce la farà. Lui ha l’economia dalla sua parte.

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