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L’immobile evita la non operatività

L’impossibilità di sfruttare gli immobili acquistati a causa dei vizi e delle difformità esistenti rispetto alla disciplina urbanistica ed edilizia esclude il regime di comodo della società. È il principio espresso dalla sentenza 2750/13/2014 della Ctr Lombardia.
Il contenzioso riguarda il recupero del credito Iva relativo all’anno 2009 operato nei confronti di una società immobiliare che è stata riqualificata come non operativa in base a quanto previsto dell’articolo 30, comma 1, della legge 724/1994 (con conseguente esclusione del rimborso Iva in virtù del comma 4 della stessa disposizione).
La società ha presentato ricorso e contestato la fondatezza della pretesa erariale, vista la necessità di classificare gli immobili acquistati tra le immobilizzazioni in corso, l’impossibilità oggettiva di produrre ricavi (in assenza delle autorizzazioni indispensabili per lo sfruttamento economico degli immobili) e le gravi perdite subite dai soci a causa dell’operazione interessata.
Nel costituirsi in giudizio, l’ufficio ha ribadito la correttezza della pretesa e contestato l’iscrizione degli immobili tra le «immobilizzazioni in corso». Secondo l’amministrazione finanziaria, infatti, il mancato conseguimento di ricavi è derivato da una scelta imprenditoriale soggettiva e non da una situazione di oggettiva improduttività degli immobili. Anche i ritardi nel rilascio delle autorizzazioni sarebbero imputabili esclusivamente alla società.
La Ctp ha accolto il ricorso vista l’impossibilità della società di sfruttare economicamente gli immobili. Il Fisco ha presentato appello, lamentando l’erroneità dei presupposti giuridici e fattuali della sentenza, e la carente, omessa e contraddittoria motivazione della stessa. Dal canto suo la società ha ribadito la corretta classificazione degli immobili tra quelli «in corso» vista l’impossibilità assoluta di sfruttare gli stessi e l’assenza di qualsiasi vantaggio conseguito dai soci.
Il collegio d’appello ha respinto la tesi dell’ufficio e confermato la sentenza di primo grado. In particolare i giudici della regionale hanno sottolineato che l’impossibilità della società di utilizzare gli immobili non è derivata semplicemente dal mancato ottenimento del l’autorizzazione amministrativa relativa al cambio di destinazione d’uso, ma da una serie di vizi e difformità rispetto alla destinazione urbanistica ed edilizia prevista. Questi vizi, poi, erano stati nascosti in modo fraudolento dal venditore, tanto è vero che la società è dovuta ricorrere al giudice ordinario per chiedere l’annullamento del contratto d’acquisto degli immobili.
Quindi, la società – ben lungi dall’essere di comodo – si è trovata in una situazione di effettiva difficoltà e di impossibilità a sfruttare economicamente gli immobili. E ciò ha determinato, tra l’altro, un sensibile deprezzamento del valore economico della partecipazione nella società da parte dei soci.
La commissione di secondo grado ha ritenuto corretta la decisione di classificare gli immobili tra le immobilizzazioni in corso. «Poco conta la mancata presentazione – sottolinea la sentenza – nel 2009 dell’istanza volta alla disapplicazione delle previsioni» sulle società di comodo «così come il non accoglimento di quelle presentate nel 2010 e 2011» che sarebbero state superflue considerata l’automatica disapplicazione della normativa così come chiarito dalle circolari 5/E e 25/E del 2007.
Così la Ctr Lombardia ha riconosciuto la legittimità del rimborso Iva originariamente ottenuto dalla società.

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