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Limiti ai magistrati in politica No al sorteggio per il Csm

Tutto in poco meno di 24 ore. Oggi Marta Cartabia illustrerà ai partiti che compongono la maggioranza il documento finale della commissione ministeriale che ha lavorato sulla riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario. Nel frattempo, ieri, Matteo Salvini e i radicali hanno depositato in Cassazione i sei quesiti referendari in materia di giustizia. Una mossa, quella del leader leghista, che sembra depotenziare il progetto di riforma della titolare di via Arenula. Non a caso è in corso uno scontro all’interno della maggioranza.

Tutto, dunque, in poco meno di 24 ore. Stamane toccherà alla Cartabia, seppur a distanza, presentare ai capigruppo di maggioranza in Commissione Giustizia le proposte su cui hanno lavorato i tecnici guidati dal professore Massimo Luciani. Proposte che potrebbero diventare emendamenti al disegno di legge delega che si trova a Montecitorio. Ecco le novità. Non si prevede alcun sorteggio per l’elezione dei membri togati di Palazzo dei Marescialli. Una misura che non piacerà ai grillini, da sempre favorevoli assieme ai leghisti alla formula del sorteggio. Tuttavia, per ridurre il potere delle correnti, si dà la possibilità a chi lo volesse di candidarsi ugualmente al di fuori delle liste raccogliendo un numero inferiore di firme.

Altra novità: non ci sarà il divieto di rientrare in magistratura a chi ha scelto di candidarsi o di rivestire incarichi politici. Si dispongono però dei paletti, ossia dei confini sia di carattere territoriale, sia funzionali. Di più: si introduce una moratoria di due anni prima e dopo aver rivestito una carica politica. E su questa formula Nello Rossi, direttore della rivista di Magistratura democratica, non solo si oppone ma sostiene che chi intende partecipare a competizioni elettorali o ricoprire incarichi di governo dovrebbe necessariamente dimettersi dalla magistratura. Inoltre, il documento finale dei tecnici introduce nuovi criteri sulle valutazioni di professionalità sulle nomine ad incarichi ai vertici degli uffici giudiziari.

In questo contesto Salvini si smarca dal governo e dalla maggioranza e con i Radicali si materializza in Cassazione per consegnare i sei quesiti referendari che toccano i temi della responsabilità civile dei magistrati, del diritto di voto degli avvocati nei consigli giudiziari, delle liste elettorali per i togati al Csm, della legge Severino sull’incandidabilità dei condannati, della separazione delle carriere in magistratura e della custodia cautelare. Obiettivo, un milione di firme, con una campagna referendaria che entrerà nel vivo nel corso del primo fine settimana di luglio. Lo scatto in avanti di Salvini scatena la reazione dei suoi alleati di governo. «Chi lavora ai referendum anziché nelle aule parlamentari, in realtà allontana le prospettive di riforma, non le avvicina» mette in chiaro Alfredo Bazoli, capogruppo in commissione Giustizia in quota Pd. Critica Salvini anche Andrea Marcucci (Pd): «Incomprensibile il sostegno della Lega».

Mentre Maurizio Lupi elogia l’iniziativa della Lega: «È uno strumento formidabile per spronare il Parlamento ad approvare finalmente una riforma che il Paese attende da ormai troppi anni».

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