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“Ligresti raccomandò Giannini a Berlusconi” Accusa di corruzione sui mancati controlli Isvap

Giocare con l’arbitro dalla propria parte rende tutto più facile. Lo sapevano bene Salvatore Ligresti, il patron del gruppo Fondiaria Sai, e Giancarlo Giannini, il presidente dell’Isvap, l’Authority che, prima di finire sotto la Banca d’Italia con il nuovo nome di Ivass, si occupava della vigilanza sulle compagnie assicurative. La protezione è durata dal 2002 al 2010 fino a quando gli uomini della Vigilanza hanno iniziato a notare che qualcosa all’interno del gruppo non andava per il verso giusto: troppi sinistri chiusi in modo sbrigativo e poi riaperti, come se si dovessero rinviare i pagamenti dei danni agli anni successivi, e troppi rapporti di denaro tra la società e la famiglia Ligresti senza le opportune pezze giustificative.
Eppure Giannini, anche di fronte all’evidenza, avrebbe chiesto alla struttura dell’Authority di lasciar perdere i controlli, perché in cuor suo sperava di ottenere l’intercessione politica del potentissimo Ingegnere di Paternò presso l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconiper diventare presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, una volta scaduto l’incarico all’Isvap. La vicenda è diventata un fascicolo del procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, e del sostituto Luigi Orsi che ieri hanno chiuso l’inchiesta notificando a Giannini e a Ligresti l’accusa di corruzione, concorso in corruzione e al presidente dell’Isvap anche quella di calunnia, perché, dopo essersi accorto di non poter più difendere i Ligresti, ha pensato bene di denunciarli con un esposto in procura.
A marzo 2012 l’Isvap invia una prima nota ai pm in cui segnalache sono stati versati 28 milioni di euro a Salvatore Ligresti, «un’erogazione anomala e indebita», con un contratto di consulenza che non era passato nemmeno dal consiglio di amministrazione di Fonsai. Poi ad aprile dello stesso anno, Giannini denuncia per ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza gli amministratori di Fonsai, «sapendoli – scrive il pm innocenti».
Il tema è quello della riserva sinistri del settore auto per il bilancio 2010, venuta alla luce con l’ispezione Isvap chiusa a settembre 2011. Secondo gli inquirenti si tratterebbe di un intervento tardivo (e degno dell’accusa di calunnia) perché il dirigente della Vigilanza, Giovanni Cucinotta, aveva segnalato fin dall’ottobre 2009 problemi sulle riserve del gruppo, puntando il dito fra l’altro sulla necessità di controllare le compravendite immobiliari e le operazioni con parti correlate. Giannini, invece, proponeva a Cucinotta di rinviare le ispezioni, che in effetti partirono solo un anno dopo, a ottobre 2010.
Il numero uno dell’Isvap stoppa anche il capo dell’ispettorato, Ignazio Bertuglia, che aveva sollevato la necessità di accertare i rapporti tra il gruppo e Salvatore e Jonella Ligresti a cui venivano elargiti compensi milionari. «Ha preso i soldi? E allora? Si tratta forse di un reato?», avrebbe risposto sbrigativo Giannini (che oggi respinge tutte le accuse e chiede di essere interrogato al più presto) a Bertuglia, sapendo che in quei giorni qualcuno stava viaggiando verso Arcore per garantirgli unposto all’Antitrust.
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