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Ligresti, quel tesoro da 413 milioni

di Sergio Bocconi

MILANO — Consulenze, contratti e sponsorizzazioni, compensi d'oro, transazioni immobiliari, in breve il lungo tracciato delle operazioni «con parti correlate» che hanno visto in dieci anni i Ligresti incassare e Fonsai «dimagrire» fino a perdere negli ultimi due anni oltre 2 miliardi.
Perché è stata la compagnia che ora va ricapitalizzata per 1,1 miliardi senza il contributo della famiglia, ufficialmente priva delle risorse per restare azionista, a essere utilizzata come una sorta di bancomat dal 2001, anno in cui Mediobanca consegna la Fondiaria, controllata da Montedison finita nel mirino di Fiat-Edf, ai Ligresti che la fondono (non senza problemi e vicende rocambolesche) con la Sai. Solo negli esercizi 2008-2010 i rapporti con parti correlate, quindi con i Ligresti, hanno comportato per Fonsai oneri per 413 milioni e proventi per 178. Le sole operazioni immobiliari fra il 2008 e il 2011 hanno sfiorato i 600 milioni. Due di queste, una relativa all'acquisto dalle società della famiglia di Atahotels (fine 2008), l'altra riguardante il Porto di Loano, per il quale Fonsai ha affidato i lavori di sviluppo a varie società «correlate», sono costate alla compagnia nel solo bilancio 2011 svalutazioni per quasi 100 milioni.
Un intreccio di dare-avere che spiega, in parte, lo stato di crisi del gruppo assicurativo. Nell'ombra fino all'anno scorso, questa story di famiglia è stata svelata in gran parte in due occasioni: il prospetto informativo per l'aumento di capitale da 450 milioni effettuato nell'estate 2011; la relazione dei sindaci Fonsai consegnata il 19 marzo in seguito alla denuncia del fondo Amber. Documenti che oggi sono, insieme a molti altri, sulla scrivania del pm Luigi Orsi, che sta indagando e che ha sentito i sindaci e i revisori Fonsai e il direttore generale di Premafin Andrea Novarese.
Sono numerose le informazioni che si ricavano da questi documenti. Che testimoniano una gestione a dir poco «familiare» del secondo gruppo assicurativo italiano. Atteggiamento che nemmeno il precipitare della crisi sembra aver cambiato, visto che solo qualche settimana fa Giulia Ligresti, presidente di Premafin, ha presentato una «nota spese» per quasi 100 mila euro relative al noleggio di un elicottero. Ma nella holding che controlla Fonsai, che ha debiti per quasi 400 milioni, ora sono le banche creditrici ad approvare le uscite. E questa l'hanno respinta.
D'altra parte, tanto per fare un esempio, la Gilli di Giulia Ligresti si è «aggiudicata» contratti di co-marketing con Fonsai per realizzare una linea di borse «assicurate» contro furto e rapina, al quale Fonsai ha contribuito con importi una tantum che hanno sfiorato il milione in tre anni. E la Gilli communication ha realizzato campagne pubblicitarie per Dialogo e Fonsai che nel solo 2010 hanno comportato incassi per 1,7 milioni, al netto dell'acquisto degli spazi. Il gruppo è «sensibile» a comunicazione e sponsorship visto che ha firmato un contratto da 1,4 milioni con Laità, società di famiglia che ha in «portafoglio» Toulon, il purosangue di Jonella Ligresti. L'aneddotica potrebbe essere estesa quasi all'infinito, anche se l'episodio del cavallo sembra passare un po' in ombra rispetto a rapporti più sistematici di incasso come quelli che hanno visto per anni protagonista Salvatore Ligresti, presidente onorario del gruppo. Nella relazione dei sindaci viene descritta la lunga serie di consulenze immobiliari che, dal 2003 al 2011, hanno portato nelle tasche dell'ingegnere più di 42 milioni. E qui i sindaci annotano che per quanto riguarda questi contratti i principi sulle operazioni con parti correlate «non sono stati applicati». Caso che si ripeterà diverse altre volte. E sono sempre società dei Ligresti ad aggiudicarsi contratti di gestione e amministrazione degli immobili che costano al gruppo Fonsai nel periodo 2008-2010 5 milioni. Una somma rilevante, ma frazionata in numerosi contratti il cui importo singolo, secondo i sindaci, non ha reso necessaria l'applicazione delle procedure sulle parti correlate.
Cifre e comportamenti che arrivano al capolinea. Perché in ogni caso il gruppo cambierà proprietà. Premafin, che ieri ha deciso senza colpi di scena la lista dei candidati da presentare con Unicredit per il rinnovo del consiglio Fonsai, ha anche ribadito in una nota che «tutte le società coinvolte nel progetto di integrazione con Unipol stanno lavorando con impegno». Il consiglio di domani ha quindi all'ordine del giorno «la valutazione della partecipazione in Fonsai; il piano di risanamento ai sensi dell'articolo 67 della legge fallimentare; il progetto di bilancio 2011 e proposte su provvedimenti; la proposta di aumento del capitale sociale fino a 400 milioni riservato a Unipol e la convocazione della relativa assemblea».
 

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