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Ligresti, nuove rivelazioni ai Pm

Quarto e non ultimo interrogatorio per Salvatore Ligresti. Altre due ore in Procura per l’ex patron di Premafin, per raccontare un altro pezzo di 40anni di vita finanziaria, finiti con una sfilza di inchieste e un’intenzione precisa dell’ingegnere: «Far rispettare nelle sedi opportune quell’accordo stipulato con l’amministratore delegato di Mediobanca». 45 milioni di buonuscita, in cambio del via libera alla fusione Unipol-Fonsai.
L’ipotesi di un’azione civile nei confronti di Piazzetta Cuccia – sulla base del “papello” trovato nella cassaforte dell’avvocato Cristina Rossello, segretaria del patto di Mediobanca – sembra avvicinarsi nelle intenzioni dell’imprenditore di Paternò, che sta «collaborando con i pm – trapela – per ricostruire i fatti». Dall’ultima fusione, indietro fino alle origini del dissesto. Accompagnato dall’avvocato Gian Luigi Tizzoni, per due ore ieri mattina Salvatore Ligresti è stato seduto difronte al pm Luigi Orsi, che indaga su più filoni rigurdanti Premafin e che lo accusa di aggiotaggio e ostacolo agli organi di vigilanza. Contestazione – quest’ultima – mossa pure al numero uno di Mediobanca, Alberto Nagel, già ascoltato al quarto piano del Palazzo. La più recente operazione Unipol, ma anche i rapporti nel tempo con le autorità di vigilanza – Consob e Isvap – come quelli tra la famiglia Ligresti e Mediobanca sono stati il cuore di quest’ultimo interrogatorio. L’obiettivo è cercare di individuare tutte le concause che possano aver portato – per quanto riguarda le holding Imco-Sinergia – a un fallimento da 400 milioni di euro. Il percorso, ricostruire il cammino di un gruppo con decenni di storia “densa e controversa”, si fa notare in ambienti investigativi. Anche perché «quando fallisce una società, la gestione è tutta penalmente rilevante, compresi fatti vecchi, che però non si prescrivono perché risultano commessi al momento del crac», si spiega. Ecco perché il racconto di Ligresti al pm è cominciato proprio dall’incontro negli anni ’70, con Enrico Cuccia su un volo di linea Milano-Roma. E poi avanti attraverso 40 anni di rapporti con Mediobanca, «prima con reciproca soddisfazione, poi inclinati nella fase finale», secondo la ricostruzione dell’ingegnere, che avrebbe tratteggiato anche un «cambiamento di linea» da parte dell’autorità di vigilanza nei confronti di quella che era la sua galassia. Una linea «inizialmente morbida», poi all’insegna dell’«estrema severità» nella fase finale. Un aspetto, questo, che potrebbe intersercare quello su cui lavora pure la Procura di Torino, che ad ottobre ha mandato i finanzieri a perquisire l’ufficio del presidente dell’Isvap Giancarlo Giannini, nell’ambito dell’inchiesta per falso in bilancio in Fondiaria-Sai negli anni 2008-2011.
A Milano, sono state già decine le persone ascoltate in Procura. E altri interrogatori sono previsti oggi. Tre i filoni principali su cui indaga il pm Luigi Orsi: la questione dell’accordo tra Mediobanca e i Ligresti, nel dietrolequinte della fusione Unipol-Fonsai; la vicenda di due trust esteri riconducibili – secondo le indagini – alla famiglia Ligresti (vicenda per la quale l’imprenditore è accusato di aggiotaggio); e i fallimenti di Sinergia e Imco, le holding del gruppo.

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