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Ligresti, la Procura chiede il fallimento

MILANO — Già oggi Sinergia e Imco, le holding familiari dei Ligresti che partecipano al controllo di Premafin e quindi di Fonsai, incontreranno le banche creditrici con i relativi advisor legali e finanziari. Obiettivo della riunione, già in programma, accelerare sul piano urgente di ristrutturazione del debito che dovrebbe seguire l’iter previsto dall’articolo 182 bis della legge fallimentare, e quindi svilupparsi con il consenso del tribunale. Un piano che potrebbe evitare il fallimento per le due società chiesto lunedì sera dal pm Luigi Orsi, che da oltre un anno indaga sul dossier Ligresti.
Sinergia e Imco, caricate di oltre 400 milioni di debiti, sono società chiave nella galassia familiare dei Ligresti, perché possiedono immobili e terreni e il 20% di Premafin, pacchetto però in pegno alle banche creditrici. Un altro 30% della holding che a sua volta controlla Fonsai con il 35,7% è in mano a tre «scatole» dei figli Jonella, Giulia e Paolo. C’è infine un altro 20% in mano ai trust offshore «scoperti» dalla Consob che li considera riconducibili agli stessi Ligresti. I quali però anche ieri hanno ribadito di detenere esclusivamente il 51,2% di Premafin.
Secondo fonti giudiziarie, alla base della richiesta di fallimento di Sinergia e Imco ci sarebbe un «buco» di circa 100 milioni nei conti delle due società, che hanno debiti per circa 330 milioni verso le banche (Unicredit 180 milioni, Banco Popolare 43, Bpm 36, Ge 31, Montepaschi 6 e Banca Sai 21) e circa 60 verso i fornitori, a fronte di beni immobili stimati circa 300 milioni a valore di libro e periziati di recente per 420. In particolare, per Sinergia servirebbero 50 milioni di liquidità per pagare i fornitori e proseguire così le attività fino al 2014 con la realizzazione degli immobili che ha in costruzione. I principali asset in portafoglio sono il progetto del centro europeo di ricerca biomedica Cerba, a sud di Milano, e la tenuta Cesarina a Roma (circa 730 ettari).
Da tempo società e banche sono al lavoro per una nuova ristrutturazione del debito, ma un progetto che avrebbe dovuto svilupparsi secondo l’articolo 67 della legge fallimentare, che non prevede l’intervento del tribunale, non sarebbe andato in porto in particolare per l’insistenza di Ge a favore di un intervento secondo l’articolo 182 bis. Ed è in questa direzione che ora stanno muovendo le banche e le due società, nelle quali Claudio Calabi (numero uno di Risanamento) ricopre un ruolo chiave con la presidenza di Imco e la vicepresidenza di Sinergia. Il progetto, da presentare ai giudici, prevederebbe anche il conferimento degli immobili presso un fondo per la cui gestione è in pole position Hines Italia. Il tribunale fallimentare ha un mese di tempo per fissare l’udienza. Nel frattempo potrebbero emergere novità sul 20% di Premafin in mano ai trust, che Orsi vorrebbe far rimpatriare per essere eventualmente messo a disposizione dei creditori, oltre che dell’integrazione con Unipol.
Piano, quest’ultimo, che va avanti: domani si riunisce sui concambi il consiglio di Fonsai e venerdì quello della Milano, dopo che lunedì Premafin ha accettato le condizioni per la fusione comunicate da Unipol (che ieri ha reso noto di aver dato mandato ai legali per le azioni più opportune dopo il comunicato diffuso da Palladio e Sator). I titoli hanno fatto un exploit in Borsa: Fonsai ha guadagnato il 38,9%, Unipol il 23,7% e Milano il 17,2%. Premafin ha invece ceduto il 5,9%.

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