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Ligresti, il tesoro sequestrato restituito dai giudici

I 251 milioni sequestrati alla famiglia Ligresti, agli ex manager e alla compagnia Fonsai vanno scongelati e restituiti ai loro proprietari. Ieri pomeriggio la decisione del tribunale del Riesame di Torino ha riaperto la partita economica dell’inchiesta sui Ligresti per falso in bilancio aggravato e aggiotaggio su Fondiaria-Sai, relativamente al bilancio 2010. E ha cancellato una questione problematica dall’agenda dell’amministratore delegato del gruppo ora sotto il controllo di Unipol, Carlo Cimbri, impegnato nella fusione tra le due compagnie.
I magistrati lo scorso 12 agosto avevano disposto il sequestro preventivo dei beni per salvaguardare un tesoro utile ai risarcimenti: di questi, circa 40 milioni erano riconducibili alla famiglia Ligresti, come la villa a San Siro dove Salvatore Ligresti si trova ai domiciliari, oltre a quote societarie, conti correnti e polizze; ma in gran parte erano di Fondiaria-Sai, come l’hotel Principi di Piemonte di Torino, il Grand Hotel Fiera Milano, il complesso turistico di Taormina Naxos Beach, l’Atahotel Varese e il Golf Hotel Campiglio.
Anche se le motivazioni saranno depositate solo tra qualche giorno, i giudici del Riesame avrebbero respinto le argomentazioni dei pm e le stime del nucleo tributario della Guardia di Finanza di Torino, secondo cui il totale dei beni sequestrati (251,6 milioni) era corrispondente al profitto illecitamente ottenuto con la falsificazione dei bilanci Fonsai e il mancato accantonamento delle riserve sinistri. Il tribunale dovrebbe invece aver accolto le posizioni delle difese: a fare ricorso erano stati i legali di Salvatore, di Jonella e Paolo Ligresti (Giulia ha patteggiato nei giorni scorsi 2 anni e 8 mesi e ha subìto la confisca della sua quota dei beni sequestrati), dell’ex manager Antonio Talarico e della stessa Fondiaria Sai. In particolare Fonsai — assistita dall’avvocato Ermenegildo Costabile con un parere del professor Paolo Gualtieri — ha sostenuto che non è vero che alla perdita di valore del titolo, che è il danno subìto dai risparmiatori, sia corrisposto il «profitto del reato».
Solo dopo le motivazioni il procuratore aggiunto Vittorio Nessi e il sostituto Marco Gianoglio decideranno sull’eventuale ricorso in Cassazione. Nel frattempo proseguono le indagini, con l’intenzione di chiudere entro tempi brevi il fascicolo, considerato anche lo stato di detenzione (in carcere o domiciliare) di Salvatore Ligresti, della figlia Jonella, di Talarico e degli ex amministratori delegati Fausto Marchionni ed Emanuele Erbetta.
Ieri i magistrati sono arrivati in Svizzera per interrogare oggi per rogatoria Gioacchino Paolo Ligresti, il figlio di Salvatore sfuggito all’ordinanza di custodia cautelare del 17 luglio scorso perché si trovava in Svizzera, dove risiede e di cui è cittadino dal giugno scorso. Anche se non è ancora detto che accetti di rispondere alle domande degli inquirenti.

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