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Ligresti: “Ho ottant’anni, non penso alla fuga”

«Sono ferito e non comprendo i motivi per i quali i giudici mi accusino di voler fuggire, ho sempre affrontato i processi in aula di tribunale e non sono mai scappato di fronte alla giustizia, non mi spiego come possano pensare che abbia interesse a farlo a 81 anni»: Salvatore Ligresti, agli arresti domiciliari a Milano da mercoledì scorso, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip di Milano delegato per l’interrogatorio di garanzia, Franco Cantù Rajnoldi. Attraverso le parole del suo avvocato, Gianluigi Tizzoni ha voluto però difendere la propria correttezza in passato «provata – dice il legale dal comportamento ineccepibile tenuto durante le inchieste della procura di Milano, negli anni di Mani Pulite, e ancora pochi anni fa nel corso del processo che ha subito per corruzione a Firenze e nel quale è stato assolto». Per Ligresti le manette sono scattate a sorpresa – insieme ai tre figli e a tre manager di Fonsai, tutti accusati di falso in bilancio e aggiotaggio – perché i magistrati torinesi hanno ipotizzato che la famiglia stesse programmando di fuggire, e anche perché hanno avuto segnali che Emanuele Erbetta, l’ex amministratore delegato di Fonsai indagato, stava tentando di contattare gli esperti incaricati dalla procura per convincerli ad «addolcire» le loro consulenze.
Salvatore Ligresti, che ha scelto di non rispondere in attesa dell’interrogatorio fissato per lunedì prossimo davanti ai pubblici ministeri, è provato soprattutto per il dolore di sapere le due figlie Jonella e Giulia in carcere. Giulia ha unfiglio di 11 anni e ieri mattina, a colloquio con l’avvocato Tizzoni, nominato anche da lei come difensore, ha raccontato di essere angosciata per l’effetto che questa sua assenza improvvisa da casa potrà avere sul bambino. «È molto provata e sotto shock – racconta l’avvocato – ci auguriamo che quanto prima sia possibile chiedere al Tribunale di attenuare nei suoi confronti le misure cautelari».
Al centro della giornata di ieri c’è stato poi l’interrogatorio fiume dell’ex amministratore delegato Emanuele Erbetta, davanti al pubblico ministero Marco Gianoglio e alcolonnello della Guardia di finanza del Nucleo tributaria che ha coordinato l’inchiesta. Sette ore, con solo una brevissima pausa, che sono raccontate in un verbale che alla fine è stato secretato, e durante le quali Erbetta ha risposto punto per punto alle contestazioni con l’aiuto del suo avvocato,Cesare Zaccone. Il manager sapeva che i bilanci della compagnia erano addomesticati a beneficio dei Ligresti: questo, secondo il pm, emerge chiaramente dalle intercettazioni e dalle testimonianze dei dirigenti Fonsai. L’interrogatorio, che non è concluso e che proseguirà la prossimasettimana, ruota invece intorno alla natura dei rapporti che intercorrevano tra i manager e la famiglia. I magistrati vogliono conferma che l’ordine di falsificare arrivasse direttamente dai Ligresti mentre gli amministratori, che erano solo esecutori, venivano ripagati con stipendi milionari e incarichi in una miriade di partecipate. Questa mattina Jonella Ligresti sarà sentita in procura dopo essere stata trasferita dal carcere di Cagliari a quello di Torino, mentre oggi pomeriggio sarà sentito l’ex ad, Fausto Marchionni.
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