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Ligresti e i 189 secondi di ritardo Salvatore a Torino, Paolo a Milano

MILANO — L’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dall’avvocato Davide Sangiorgio, che lo scorso 18 marzo aveva fatto spostare il procedimento a carico di Paolo Gioacchino Ligresti (e di altri imputati) da Torino a Milano, non è stata fatta valere ieri da altri giudici di Torino nel processo a carico di Salvatore Ligresti e dei manager arrestati con lui lo scorso luglio — Antonio Talarico, Fausto Marchionni, Emanuele Erbetta — e neppure in quello alla primogenita Jonella (in via di riunificazione al filone principale dopo il rifiuto del patteggiamento). La quarta sezione del tribunale torinese presieduta da Giorgio Gianetti, con Claudio Ferrero e Giorgio Ferrari a latere, ha deciso di non accogliere le nuove prove individuate dalla difesa di Paolo. Si tratta della perizia relativa al luogo in cui sarebbe stato commesso l’aggiotaggio: secondo i pm Marco Gianoglio e Vittorio Nessi è stato commesso a Torino attraverso l’invio del comunicato sul bilancio a una mailing list di destinatari, prima dell’uscita del comunicato sul sistema «Nis» di Borsa da Milano. Ma le difese hanno trovato una mail che sposta di 189 secondi (dalle 15.28 alle 15.31 e 9 secondi) l’invio della mail da Torino. Da qui la competenza a Milano. L’eccezione è stata respinta in quanto il procedimento si trova già in una fase che non consente più di mettere in discussione la competenza, visto che le parti sono già costituite. Il tribunale ha dato una interpretazione restrittiva di questo aspetto, intendendo imputati e pm e non anche le parti civili (che anche ieri si sono costituite). Dunque il processo continua a Torino e contemporaneamente partirà a Milano per Paolo sugli stessi fatti e gli stessi reati. «Una situazione inedita e incredibile, grottesca», era il commento dei vari legali coinvolti nell’inchiesta. La diversità dei due processi comporta il rischio di giudizi differenti sugli stessi fatti
e certamente avrà l’effetto — in caso di condanna — di far riproporre in Appello l’eccezione di incompetenza territoriale.
Con il risultato che uno dei due processi ripartirà da zero.

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