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Ligresti arrestati, partono gli interrogatori di garanzia

Oggi i primi interrogatori di garanzia per i membri della famiglia Ligresti e per gli ex manager del Gruppo assicurativo fondiaria Sai, in arresto da due giorni. In mattinata saranno sentite le figlie di Salvatore Ligresti, Jonella – presidente e membro del Comitato esecutivo del Consiglio di amministrazione di Fondiaria-Sai fino al 26 aprile 2012 – detenuta nel carcere di Cagliari, e Giulia Ligresti – in qualità di presidente ed amministratore delegato di Premafin fino al 4 ottobre 2012, oltre che vice presidente di Fondiaria-Sai – che si trova a Vercelli. Interrogatorio di garanzia anche per l’ex amministratore delegato della compagnia Emanuele Erbetta, in programma a Novara.
La prossima settimana, invece, saranno calendarizzati gli interrogatori dei Ligresti e degli ex manager della compagnia ssicuratrice nell’ambito dell’inchiesta in capo al Procuratore aggiunto di Torino Vittorio Nessi e al sostituto procuratore Marco Gianoglio sui reati di Falso in bilancio e manipolazione di mercato. Mentre ieri è stato interrogato dagli inquirenti Piergiorgio Bedoni, il manager che compare fra gli indagati a piede libero nell’inchiesta della procura di Torino su Fondiaria Sai. Bedoni è stato ascoltato dal pm Gianoglio e il suo interrogatorio è stato secretato. Avrebbe avuto un ruolo nelle vicende in quanto responsabile del bilancio Fonsai del 2010, quello che è al centro dell’inchiesta torinese su Falso in bilancio e Manipolazione del mercato, per l’occultamento del buco da 538 milioni legato alla sottostima della riserva per i sinistri.
L’avvocato difensore della famiglia Ligresti è stato al Tribunale di Torino per le prime pratiche. «Salvatore Ligresti è molto provato – ha raccontato Gianluigi Tizzone, a capo del team che sta seguendo Salvatore Ligresti e le sue due figlie – ma la sua preoccupazione è soprattutto quella di un padre per i figli».
Il capostipite della famiglia Ligresti si trova agli arresti domiciliari nella sua residenza vicino a Milano, il figlio Paolo invece è in Svizzera. Il giorno dell’arresto i suoi avvocati avevano diramato un comunicato per ribadire l’intenzione di non lasciare il paese in cui risiede stabilmente dal 1996, e che il loro assistito avrebbe preso posizione nelle sedi opportune. Ieri si è saputo che oltre a risiedere in Svizzera, è anche cittadino svizzero da tre settimane.
Questo naturalmente complica le cose perché a suo carico c’è un mandato di arresto europeo in base al quale potrebbe essere estradato in Italia se fosse cittadino italiano. Essendo cittadino svizzero, invece, resta nel suo paese. Il suo legale, l’avvocato Davide Sangiorgio, ha detto all’agenzia Radiocor che Paolo Ligresti intende muovere «una piena contestazione alle accuse che gli vengono mosse» ed impugnare il provvedimento di custodia cautelare, ma al momento non ha avuto alcuna notifica dell’ordinanza emessa dal Gip di Torino. Ha inoltre aggiunto che «sono assolutamente privi di fondamento i progetti di fuga» ipotizzati dai magistrati. Il giorno prima che venisse emesso il provvedimento di custodia, ha poi ricostruito il legale, «il mio assistito si trovava in Italia per prendere i figli al termine di un periodo di vacanza». Quanto alle provviste di liquidità in Lussemburgo che secondo la ricostruzione fatta il Gip sarebbero servite a finanziare la fuga, si tratta di «un macroscopico travisamento» di poste contabili. Le holding lussemburghesi – spiega Sangiorgio – si sono limitate ad abbattere il capitale in seguito alla contabilizzazione della svalutazione della partecipazione in Premafin, operazione che non ha generato alcuna liquidità. Quanto alla cittadinanza svizzera, l’avvocato chiarisce che si tratta di un riconoscimento «che ha come presupposto la continuità di residenza che era tale dal 1997».
Nell’ambito dei due principali filoni d’inchiesta della Procura di Torino, restano agli arresti domiciliari Antonio Talarico, vice Presidente di Fondiaria-Sai e referente per le operazioni immobiliari dei Ligresti, e Fausto Marchionni, amministratore delegato e direttore generale fino al 27 gennaio 2011.
Da Milano, intanto, Giancarlo Giannini, ex presidente dell’Isvap (oggi Ivass) ha fatto sapere attraverso il suo legale, Gianpiero Biancolella, di essere subito disposto a essere ascoltato dal pm di Milano Luigi Orsi che indaga su Fonsai. «C’è la massima disponibilità ad un incontro, anche subito, perché siamo certi di chiarire la piena correttezza dell’operato di Giannini» ha fatto sapere Biancolella. La Procura di Milano contesta a Giannini i reati di corruzione, in concorso con Ligresti, e calunnia.
Sotto la lente della magistratura, il ruolo troppo morbido che il “controllore” avrebbe avuto rispetto alla gestione di Fondiaria, in cambio di favori e di una poltrona “sicura” all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, caldeggiata da Salvatore Ligresti attraverso i suoi contatti politici. La calunnia invece sarebbe proprio ai danni dei Ligresti: Giannini avrebbe presentato un esposto in Procura a Milano, dopo l’avvio delle indagini sui Ligresti, per nascondere la propria connivenza con lafamiglia stessa, dichiarando di essere allo scuro rispetto alle anomalie legate alle riserve per i sinistri, anomalie stimate dalla Procura di Torino in 538 milioni.

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