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Ligresti al capolinea, falliscono le holding

MILANO — Dopo tre anni di agonia a causa della crisi del mattone e nonostante una ristrutturazione del debito bancario raggiunta appena un anno fa, ieri il Tribunale di Milano ha posto la parola fine a Sinergia e Imco, le holding immobiliari dei Ligresti, dichiarandone il fallimento.
Le costruzioni, origine della fortuna dell’ingegnere di Paternò, sono diventate così la causa del suo crollo. Troppi i debiti, 400 milioni, 335 dei quali con le banche e 60 circa verso altri soggetti tra i quali l’Istituto europeo oncologico; «devastante» la perdita di 227,4 milioni nel 2011; enorme il buco patrimoniale di 81,6 milioni; «indisponibili» le banche a finanziare l’accordo di ristrutturazione con l’intervento del fondo Hines, piano peraltro «in alto mare» visto che aveva trovato investitori per appena 20 milioni sui 50 previsti. E ancora, ulteriori «rischi di aggiotaggio» sul titolo Premafin, la holding di controllo di Fonsai di cui le due società hanno il 20%. Inevitabile per il collegio presieduto da Filippo Lamanna con relatori Roberto Fontana (per Sinergia) e Filippo D’Aquino (per Imco) dichiarare il fallimento. Che però non dovrebbe interferire sulla fusione Fonsai-Unipol.
È passata la linea del pm Luigi Orsi, che da oltre un anno indaga sulla galassia Ligresti per aggiotaggio e ora potrebbe ipotizzare la bancarotta. Orsi sta analizzando tutte le operazioni effettuate dalle due società con il gruppo Fonsai, come la vendita di Atahotels, rivelatasi disastrosa per la compagnia. Proprio la crisi di Sinergia e Imco, cominciata nel 2009 con il blocco del mercato dell’immobiliare, sarebbe il «movente» dell’aggiotaggio su Premafin scoperto dalla Consob. Tenere alto il valore della holding serviva a scongiurare la svalutazione delle azioni in mano a Sinergia e Imco e a evitare che le banche esercitassero il pegno su quei titoli qualora fossero scesi sotto un certo prezzo.
Il pm si era opposto alla richiesta del liquidatore Claudio Calabi di un secondo rinvio di 15 giorni. I giudici gli hanno dato ragione, sostenendo che la proroga di 41 giorni già concessa fosse sufficiente per un accordo che è ancora «del tutto ipotetico». E questo, nonostante il numero uno di Hines, Manfredi Catella, avesse esposto ai giudici la disponibilità anche della Cassa depositi e prestiti a intervenire nel fondo.
Adesso toccherà ai curatori fallimentari evidenziare le cause del dissesto. I giudici sottolineano il peso delle due commesse più grandi: l’hotel a San Pancrazio, da sviluppare e vendere a Fonsai, e il polo sanitario Cerba a Milano, per ora solo un’area ipotecata a garanzia di 120 milioni di debiti. Fonsai e Milano ieri hanno comunicato di essere esposte verso Sinergia e Imco per 264 milioni tra immobili da ricevere, crediti e fideiussioni (svalutati per 54,2 milioni) e che avvieranno «approfondimenti» sugli impatti del fallimento.

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