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Lifting alla mediazione civile

Restyling per la mediazione civile (legge 98/2013): obiettivo, avvisa il ministro della giustizia Annamaria Cancellieri, è aumentare la qualità degli operatori e diminuire «il numero degli scettici». E uno studio europeo promuove lo strumento alternativo per la risoluzione delle controversie, perché «se esperito prima dell’avvio di qualsiasi azione civile, con un tasso di successo anche solo del 30% consentirebbe risparmi di tempo e denaro». In un convegno a Montecitorio, il Guardasigilli premette che il dicastero vigila sul comparto, ricordando che il vincolo della conciliazione è stato reintrodotto, dopo che la normativa del governo di Mario Monti era stata ritenuta incostituzionale dalla Consulta, che aveva bocciato l’obbligatorietà contestando «l’eccesso di delega». La nuova fase sarà all’insegna di correzioni per «l’assoluta trasparenza del settore, e per assicurare l’elevato livello professionale dei mediatori e la loro terzietà rispetto alle parti coinvolte», sostiene Cancellieri.

Le anticipazioni del rapporto del Parlamento di Strasburgo sull’attuazione della direttiva in materia di mediazione delle liti civili e commerciali 2008/52/CE, realizzato con oltre 800 esperti in rappresentanza di ciascuno dei 28 stati membri dell’Ue rivelano come la quota di composizione delle liti resti bassa: meno dell’1% delle azioni civili avviate con la sola eccezione dell’Italia; la formula praticata nella nostra penisola, infatti, quella della «mediazione obbligatoria mitigata» attraverso il meccanismo dell’«opt-out» (la facoltà di abbandonare la procedura nel corso del primo colloquio col mediatore), riscuote il maggior numero di consensi nell’Unione. Soddisfatta Unioncamere, con il presidente Ferruccio Dardanello che evidenzia come delle oltre 42 mila domande presentate ai suoi 105 sportelli «il 31% ha portato a un incontro fra le parti, nella metà dei casi chiuso con un accordo». Il dossier, che sarà illustrato a Bruxelles il 20 gennaio, raccomanda una modifica delle normative nazionali sulla conciliazione, o una revisione della stessa direttiva comunitaria. Oppure, a legislazione invariata, suggerisce di usare la teoria dell’«indice di relazione equilibrata» tra mediazione e processo, già invocata dagli europarlamentari nel 2012.

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