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Liechtenstein senza più segreto

Dopo la Svizzera, sembra definitivamente sancita la fine del segreto bancario anche per il Liechtenstein; è di ieri infatti il via libera del Parlamento dell’Unione Europea all’accordo Ue-Liechtenstein, che renderà più difficile per i cittadini dell’Unione europea investire in tale Paese con finalità di nascondere capitali al fisco.
In base all’accordo, entro il 2018, le autorità fiscali degli Stati membri e del Liechtenstein si scambieranno automaticamente determinate informazioni sui conti finanziari dei reciproci residenti.
Tra i dati scambiati ci saranno, infatti, informazioni relative al saldo di fine anno, agli interessi e dividendi corrisposti, nonché ai proventi derivanti dalla cessione di attività finanziarie.
L’accordo è conforme allo standard globale sullo scambio automatico di informazioni in materia di conti finanziari promosso dal G20 ed elaborato dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) – denominato Common reporting standard (Crs) – a oggi sottoscritto da 96 Paesi tra cui le principali piazze finanziarie tradizionalmente considerate off–shore che ha messo fine sostanzialmente al segreto bancario internazionale.
Il Crs prevede, in capo agli intermediari finanziari, l’identificazione della clientela non residente e la relativa segnalazione alla propria autorità fiscale che a suo volta scambierà tali informazioni con le autorità fiscali estere competenti.
Nello specifico, l’accordo costituisce un protocollo di modifica di quello già in essere tra l’Unione europea e il Principato del Liechtenstein che stabiliva misure equivalenti a quelle definite nella direttiva 2003/48/Ce (cosiddetta direttiva risparmio) recentemente abrogata con risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 ottobre 2015, al fine di garantire l’applicazione di un unico standard conforme a quello globale Crs (direttiva 2014/107/Ue).
Il protocollo Ue-Liechtenstein risulta essere uno strumento più ampio del Crs in quanto a seguito della modifica, contiene un ambito oggettivo più ampio nonché la previsione di uno scambio informativo su richiesta tra le autorità fiscali competenti, tenuto comunque conto di alcune clausole di salvaguardia a tutela dei reciproci impianti normativi e di riservatezza dei dati scambiati.
L’iter legislativo prevede per il suo completamento la ratifica a livello locale da parte del Liechtenstein e dagli Stati membri tra cui l’Italia dove gli obblighi ai fini dell’adesione allo standard Ocse Crs sono già stati introdotti dalla legge di ratifica 95/2015 dell’accordo intergovernativo sottoscritto tra Italia e Stati Uniti per l’implementazione di Fatca (The foreign account tax compliance act), la normativa statunitense che prevede l’identificazione e la segnalazione all’autorità fiscale americana dei soggetti statunitensi che investono per il tramite di intermediari finanziari italiani) e si attende, a breve il decreto attuativo del Cra: pertanto a partire dal primo gennaio 2016, banche, fiduciarie, società di gestione del risparmio e altri intermediari saranno tenuti a identificare tutti i soggetti non residenti, acquisendo da ciascuno un’attestazione di residenza fiscale e il relativo codice fiscale.
Coerentemente con gli obiettivi dichiarati dal G20, le maglie a contrasto dell’evasione fiscale internazionale si stanno sempre più stringendo non solo con una adesione sempre più ampia a livello globale al Crs ma anche grazie alla implementazione sempre più frequente di strumenti bilaterali ad hoc come questo che ne aumentano ulteriormente l’efficacia a favore della trasparenza finanziaria internazionale.

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