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L’identikit a partire dal Dna

I mezzi per far parlare il Dna non finiscono più di stupire, suscitando entusiasmo e sudori freddi. Dopo la decrittografia etnica delle origini famigliari accessibile a tutti (costa dai 100 ai 200 euro), la vulnerabilità a certe malattie di origine genetica (e la possibilità per alcune di esse di una guarigione con la cosiddetta chirurgia genetica, la terapia genica), adesso un laboratorio di ricerca di una società americana, Human Longevity Inc. (Hli) propone un metodo che è in grado, utilizzando frammenti di Dna, di ricostruire il viso della persona cui è stato prelevato quel campione di frammenti genetici.

Inoltre, fornisce una serie di altre informazioni: l’origine etnica, il sesso, il colore degli occhi, quello della pelle, l’età biologica, la taglia, il peso, e anche il tono della voce. Lo studio è stato pubblicato su Pnas atti dell’Accademia delle scienze americane. Unica eccezione: non è stato possibile avere informazioni sul colore dei capelli e sull’alopecia (caduta dei capelli) senza che si sia potuto capire il perché. La precisione non è ancora del 100% ma è comunque impressionante.

I ricercatori hanno proceduto schematicamente. Hanno costituito una grossa base di dati mischiando quelli genetici (analisi completa del genoma) e quelli fenotipici cioè relativi alle caratteristiche fisiche di 1.061 persone di tutte le età, sesso, origine. Queste sono state intervistate, fotografate e registrate. Le loro fotografie sono state numerate e registrate con un software di riconoscimento facciale ottenuto attraverso 36 punti del viso. Poi i ricercatori hanno fatto le loro ricerche sui genomi senza sapere a chi appartenessero, secondo quanto ha riferito Le Figaro.

Una buona parte di quello che siamo è condizionato dal proprio patrimonio genetico. Due gemelli monozigoti sono molto simili fisicamente ma ci sono dei dati ambientali che influiscono e modificano l’epigenetica del funzionamento dei geni, ha spiegato Jean-Pierre Hubaux docente al Politecnico federale di Losanna. «Il genoma include più di 3 miliardi di coppie di base. I ricercatori hanno creato dei sottoinsiemi di qualche milione di coppie di base, i geni più importanti per i tratti del viso, il colore degli occhi e altro ancora. Utilizzando un algoritmo matematico per le analisi statistiche si può far corrispondere un profilo genetico a una forma del viso». Ogni viso è particolare e si riflette in gran parte nel genoma. Le differenze nei tratti della faccia corrispondono a piccole particolarità genetiche proprie di un individuo e il metodo messo a punto dai ricercatori permette di disegnare il ritratto di queste differenze infinitesimali attribuendo una sorta di codice a barre genetico di ciascun viso.

L’applicazione più immediata è quella della medicina legale: identificare le persone non riconoscibili o gli autori sconosciuti di un crimine che hanno lasciato tracce genetiche. Analisi di questo tipo sono già state condotte in Francia, in una trentina di casi nei quali i giudici hanno autorizzato la ricerca genetica dei caratteri morfologici apparenti per orientarsi nelle inchieste.

Inoltre, all’inizio di quest’anno è partito il progetto europeo Visage (visibili attributi attraverso il genoma) di un consorzio di 13 partner provenienti dal mondo della ricerca, della polizia, della giustizia di 8 paesi europei.

Tuttavia gli autori dello studio si preoccupano anche dei problemi di tutela della riservatezza e dell’anonimato dei dati genetici per le implicazioni legali ed etiche in termini sociali. Queste ricerche non dovrebbero servire a creare discriminazioni. Del resto il problema di mantenere la protezione e l’anonimato dei dati è uno dei pilastri del Piano genomico 2025.

Angelica Ratti

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