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Licenziamenti verso la fine del blocco Ora la protesta si sposta in Parlamento

Vincono sugli appalti, con lo stop al massimo ribasso. Perdono sui licenziamenti. I sindacati ricevuti a Palazzo Chigi registrano la disponibilità del premier «al confronto». Ma «non ho le vostre stesse idee», dice Draghi ai leader di Cgil, Cisl e Uil. Tutti in piazza oggi. «La mediazione sui licenziamenti è insufficiente», reagisce Maurizio Landini, Cgil. «Dobbiamo allontanare il pericolo di una bomba sociale», aggiunge Luigi Sbarra, Cisl. «Vogliamo lo stesso trattamento per tutti», chiede Pierpaolo Bombardieri, Uil.
L’ipotesi che i licenziamenti vengano impediti fino al 31 ottobre per tutte le imprese sembra però avere davvero poche possibilità. Palazzo Chigi ha cancellato la mini-proroga al 28 agosto tentata dal ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd). Dal primo luglio le grandi aziende saranno libere di ristrutturare. A meno di usare la Cassa ordinaria con l’abbuono delle addizionali fino a fine anno e però legarsi le mani con gli esuberi. Un incentivo voluto da Orlando e rimasto anche dopo le correzioni di Palazzo Chigi, all’indomani delle proteste di Confindustria.
I sindacati non l’hanno presa bene. Considerano la retromarcia più che una mediazione, una concessione agli industriali. «Il governo torni sui propri passi», insiste Sbarra, Cisl. Se non lo farà, come ormai pare chiaro, i sindacati punteranno a far cambiare il decreto Sostegni bis durante l’iter parlamentare. L’intento c’era già col primo decreto Sostegni. Ma gli emendamenti di M5S (l’ex ministra Catalfo ne ha firmati più di uno), Leu e Pd non hanno trovato i voti. Il clima ora è diverso. Le piazze tornano a riempirsi e non solo di turisti e cittadini liberi dai confinamenti antivirus. Ieri c’erano i 350 lavoratori della Whirlpool di Napoli, fabbrica chiusa e senza orizzonte. La crisi Alitalia galoppa, vanno gestiti 4.500 esuberi. «Non accetteremo licenziamenti, serve un tavolo », si altera Landini. «E non chiamateli esuberi, sono persone in carne e ossa che in questi anni hanno fatto funzionare Alitalia».
Un’altra strada verrà tentata nei prossimi giorni e settimane. Quella di accordi quadro tra sindacati e imprese dei singoli settori per gestire le ristrutturazioni. E provare a sfruttare i canali incentivati dal governo nello stesso decreto Sostegni bis come il contratto di solidarietà (meno ore per non licenziare) e di espansione (prepensionamenti). Su questi due strumenti ci sono per il 2021 molti soldi: 721 milioni. Non è detto che bastino. Ma per ora il governo li ha disegnati “a rubinetto”: chi primo arriva li prende. Fermo restando che se i soldi finiscono, vuol dire che la strada è giusta: meno licenziamenti, più alternative.
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