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Licenziamenti, lite sindacati-governo Salvini: il Pd crea problemi di tenuta

Mario Draghi cerca di archiviare lo scontro sul blocco dei licenziamenti. «Abbiamo fatto un passo avanti, spero che sindacati e imprese si ritrovino nella mediazione». Ma, a giudicare dalle reazioni di Cgil, Cisl e Uil, i sindacati sono insoddisfatti della mezza marcia indietro cui è stato costretto il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che, all’ultimo momento, giovedì scorso, era riuscito a inserire nel decreto legge Sostegni bis una miniproroga del blocco dei licenziamenti dal 30 giugno al 28 agosto. Ora, dopo le proteste della Confindustria — che ieri con il vicepresidente Stirpe ha ribadito che «il ministero non fa l’arbitro ma indossa una casacca» — la norma, per volontà dello stesso Draghi, è stata tolta. E Salvini attacca: «Il Pd sta creando dei problemi alla tenuta del Governo».

Come spiega il presidente del Consiglio, «dal primo luglio non c’è più il divieto assoluto di licenziare», che secondo la norma Orlando avrebbe riguardato le aziende che avessero chiesto altra cassa integrazione Covid. Adesso le aziende manifatturiere e dell’edilizia, cioè quelle che hanno accesso alla cassa ordinaria e straordinaria, potranno, come già stabilito prima, licenziare dal giorno dopo la fine del blocco (30 giugno, mentre per le aziende piccole e del terziario, che hanno accesso solo alla cig in deroga e al Fis, il blocco dura fino al 31 ottobre). «Ma c’è un forte incentivo a non farlo», spiega Draghi, perché è rimasta quella parte della norma che elimina fino alla fine dell’anno i contributi aggiuntivi per le aziende che ricorreranno alla cassa ordinaria e straordinaria. Così le imprese in difficoltà potranno mantenere i lavoratori in cassa senza costi, purché ovviamente non licenzino. Una mediazione che ha rallentato l’iter del decreto (firmato ieri dal presidente Mattarella) e nella quale non si ritrovano i sindacati, che accusano il governo di dare troppo ascolto a Confindustria. E anche la Cei è preoccupata e chiede che «non si chiuda l’ombrello» di protezione. Il leader della Cgil, Maurizio Landini, dice che la partita continua in Parlamento (significativo che ieri il ministro Patuanelli dei 5 Stelle si sia schierato a difesa di Orlando) e nella mobilitazione dei lavoratori (Usb ha già proclamato uno sciopero generale di 8 ore articolato a livello provinciale). Il segretario della Cisl, Luigi Sbarra, ricorda che, secondo le analisi della Banca d’Italia, «ci sono 577 mila posti a rischio».

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