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Licenziamenti, l’ira dei sindacati Draghi: ma la norma è migliorata

Il pasticcio sulla mini-proroga al 28 agosto del blocco dei licenziamenti – prima inserita dal governo nel decreto Sostegni bis, poi cancellata dopo le proteste di Confindustria – scatena i sindacati. «La partita non è chiusa, continueremo a chiedere la proroga perché non è il momento di aprire ulteriori fratture sociali», tuona il leader Cgil Maurizio Landini. Inquietudini condivise dall’assemblea dei vescovi italiani. «Chiudere all’improvviso l’ombrello delle protezioni farebbe galleggiare molti morti, ci vuole gradualità», suggerisce il vicepresidente della Cei e vescovo di Novara, Franco Giulio Brambilla.
Il premier Mario Draghi dà però un’altra lettura. Parla di «passo avanti» e «testo migliorato». Frutto di una «mediazione in linea con i Paesi Ue, in cui spero si ritrovino tutti, imprese e sindacati». Per industria e servizi, spiega Draghi, «dal primo luglio non c’è il divieto assoluto di licenziare perché un’azienda che non chiede la Cassa può farlo, ma c’è un forte incentivo a non farlo». È qui il punto. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd) aveva immaginato un’uscita dal blocco in tre tappe, due note e una aggiunta all’ultimo nel testo del decreto Sostegni bis.
Le prime due rimangono: le grandi aziende potranno licenziare dal primo luglio, le piccole dal primo novembre. La terza è stata cancellata in un’agitata riunione tecnica di lunedì a Palazzo Chigi, all’indomani delle accuse dei vertici di Confindustria al ministro Orlando – «colpo basso, inganno, imboscata, errore» – per non essere stati coinvolti nella decisione. La terza data prorogava di circa 60 giorni – al 28 agosto – il divieto di licenziare per quelle grandi aziende che avessero usato ancora la Cig Covid (gratuita e coperta dal debito pubblico) dalla fine di maggio al 30 giugno. Allungo inaccettabile per gli industriali perché in violazione della simmetria tra Cig Covid e stop ai licenziamenti che va avanti in Italia dal 23 febbraio 2020: se usi la Cig “pandemica”, non licenzi. Invece qui gli aiuti di Stato finivano il 30 giugno, il divieto si dilatava al 28 agosto.
Ecco dunque spiegato lo stralcio. La retromarcia riguarda però solo il 28 agosto: le righe della norma con la mini-proroga sono state sovrascritte da una linea, nella bozza in circolazione. Cancellate. C’erano il 20 maggio, durante la riunione del Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto Sostegni bis? Secondo il ministero del Lavoro sì. Come pure c’erano nel testo inviato il giorno prima al ministero dell’Economia, all’ufficio legislativo di Palazzo Chigi e al pre-Consiglio. Il ministero fa poi notare che il Cdm ha «approvato all’unanimità» il decreto. In ogni caso, Orlando nella conferenza stampa del 20 maggio – alla presenza del premier Draghi e del ministro dell’Economia Franco – parla della «proroga al 28 agosto» e la giustifica come «norma che abbiamo costruito in modo un po’ repentino nelle ultime ore».
Tutti sapevano, a quanto pare. Ma poi le pressioni e le critiche hanno indotto a una correzione di marcia. Resta in piedi l’incentivo di cui parla il premier Draghi, quando spera che le imprese lo usino per non licenziare. Ovvero l’abolizione per sei mesi – dal primo luglio al 31 dicembre – del ticket, l’addizionale che le grandi imprese pagano quando utilizzano gli ammortizzatori ordinari (come la Cig ordinaria e la straordinaria). Se useranno questa Cig “scontata” – non coperta dal debito pubblico come la Cig Covid, ma dai versamenti delle stesse aziende – allora non potranno licenziare. Una facoltà, un’opzione per le aziende, benché auspicata e ora ben incentivata dal governo.
«Una soluzione debole, non riuscirà ad arginare lo tsunami sociale », avverte però il leader Cisl Luigi Sbarra. Mentre Pierpaolo Bombardieri della Uil ricorda che «le imprese quest’anno hanno avuto il 74% degli aiuti di Stato».
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