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Licenziamenti, governo in campo medierà tra azienda e lavoratori

Approda al ministero dello Sviluppo economico la vertenza Gkn, l’azienda di Campi Bisenzio controllata da un fondo di investimento inglese che la scorsa settimana ha comunicato ai suoi 442 dipendenti il licenziamento con una mail inviata alla casella di posta certificata. La società, insieme ai sindacati e ai rappresentanti degli enti locali, è stata convocata per giovedì prossimo. L’obiettivo del governo è innanzitutto quello di capire le ragioni che hanno portato la Gkn (fornitrice nel settore automotive) a prendere una decisione così clamorosa senza alcun confronto con i sindacati per verificare la possibilità di strade alternative. Difficile, tuttavia, che il governo possa chiedere il ritiro dei licenziamenti, come invece vorrebbero i sindacati. Ma intanto il ministro del Lavoro, Andrea Orlando (Pd) ha ottenuto dall’azienda, che ha sentito telefonicamente, la garanzia che saranno rispettate le procedure previste dalla legge, dunque si aprirà un confronto con i sindacati. Il titolare dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti (Lega) ha usato parole caute: «Purtroppo è inevitabile che queste cose accadano (i licenziamenti,ndr ), però non possono succedere in questo modo perché noi abbiamo in mente di “fare il West” non il “Far West” ». Chiaro il riferimento alle affermazioni del leader della Cgil, Maurizio Landini, che aveva parlato di un ritorno al Far West con i licenziamenti liberi.Il punto è dunque il metodo usato dalla Gkn. Ha aspettato la fine del blocco per legge dei licenziamenti (30 giugno scorso), ha ignorato l’”avviso comune” di governo, Confindustria e sindacati che costituisce una sorta di “moral suasion” perché si ricorra alla cassa integrazione prima di licenziare, e ha comunicato il quel modo la sua decisione. Il governo vuole intanto ricomporre i pezzi del puzzle. L’azienda ha detto che considera strutturale la crisi. I lavoratori sono in assemblea permanente. Il sindaco di Campi è pronto a firmare un’ordinanza per bloccare il passaggio dei Tir e impedire così di portar via dalla fabbrica i macchinari. E ieri è intervenuto anche il presidente della Toscana, Eugenio Giani (Pd): «Vogliamo che Fiat Stellantis, se ha rapporti con il governo o se gode di agevolazioni, sia consapevole del fatto che uno dei suoi principali produttori di componenti si comporta così».La questione dei licenziamenti si lega alla riforma degli ammortizzatori sociali. I sindacati chiedevano la proroga del blocco proprio per rendere contestuale l’approvazione della riforma, con il ritorno alla normalità nei rapporti di lavoro. Ieri Orlando ha detto che la riforma «è all’ultimo miglio». La scorsa settimana è iniziato il confronto tecnico con il ministero dell’Economia, una volta terminato ci sarà l’affondo finale di Orlando con le parti sociali. Il tutto dovrebbe concludersi entro la fine di questo mese. Il primo dopo lo sblocco dei licenziamenti nell’industria, ad eccezione della filiera del settore tessile. Secondo i dati contenuti nel rapporto annuale dell’Inps, presentato al Parlamento dal presidente dell’istituto Pasquale Tridico, nel periodo che va da marzo 2020 a febbraio 2021, il blocco deciso dal governo ha impedito il licenziamento di 330 mila persone, posti di lavoro «riconducibili – ha detto Tridico – alle piccole imprese (fino a 15 dipendenti)». «Si tratterà ora ha aggiunto – di vedere come evolverà tale saldo al seguito della rimozione del blocco dei licenziamenti. Va tenuto conto che negli anni precedenti la pandemia i licenziamenti di natura economica superavano il mezzo milione l’anno, a fronte tuttavia di una dinamica positiva di assunzioni. Nel complesso – ha concluso – considerando tutte le tipologie contrattuali, a fine febbraio 2021 i posti di lavoro dipendente presso le aziende private risultavano diminuiti di 37 mila unità rispetto allo stesso momento dell’anno precedente».

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