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Licenziamenti, giudizio «ampio»

Nelle impugnazioni dei licenziamenti in base alla legge Fornero (n. 92/2012), il giudice può esaminare anche altre domande fondate sugli identici fatti. Tra queste, la richiesta di pronuncia di illegittimità del trasferimento quando il licenziamento sia motivato dal rifiuto del lavoratore di prendere servizio nella nuova sede. Lo afferma il Tribunale di Catania, Sezione lavoro (giudice Valentina Scardillo), in un’ordinanza dello scorso 30 dicembre.
Nel caso esaminato, una lavoratrice era stata trasferita dalla Sicilia in Campania; la srl datrice di lavoro aveva giustificato la decisione con la soppressione delle mansioni svolte dalla donna presso la struttura in cui la stessa prestava servizio. Poiché la dipendente non si era presentata nella nuova sede (ritenendo non giustificato il trasferimento), la società l’aveva licenziata. Così l’interessata si è rivolta al giudice del lavoro, chiedendo che fosse dichiarata l’illegittimità del trasferimento e del successivo licenziamento. Dal canto suo, la srl ha eccepito l’improponibilità della domanda relativa al trasferimento, di cui ha comunque sostenuto la legittimità per le assenze della donna dal lavoro.
Nel dichiarare illegittimi il trasferimento e il licenziamento, il Tribunale osserva che l’articolo 1, comma 48, della legge 92/2012 dispone che il ricorso con cui si impugna il licenziamento (nelle ipotesi regolate dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori) non può contenere altre domande, «salvo che siano fondate sugli identici fatti costitutivi». Di conseguenza, se la parte presenta istanze non ammesse dalla legge, il giudice le dichiara improponibili; questo perché la norma ha lo scopo «di preservare – si legge nella motivazione – la fase sommaria da rallentamenti e complessità dovuti a macchinosità processuali quali separazioni delle domande o mutamenti del rito».
Tuttavia, l’accertamento della legittimità (o meno) del trasferimento della ricorrente, essendo «strettamente pregiudiziale rispetto all’impugnativa di licenziamento», non è estraneo al rito Fornero. Infatti, l’espressione «identici fatti costitutivi» – aggiunge il Tribunale – «non può essere intesa in senso strettamente letterale», ma va vista «con riferimento all’oggetto del vaglio giudiziale, che deve riguardare i medesimi fatti sia pure con l’aggiunta di elementi valutativi in diritto». E nel caso in decisione il giudice doveva esaminare un medesimo fatto, cioè il «legittimo (o meno) esercizio del potere datoriale di modifica del luogo della prestazione lavorativa». Altrimenti, avrebbe dovuto sospendere il giudizio sull’impugnazione del licenziamento (soggetto al rito Fornero) sino alla conclusione della causa sulla legittimità del trasferimento. Il che «sarebbe radicalmente contrario – conclude il giudice – alla ratio acceleratoria» del rito speciale.
L’ordinanza afferma che la srl non ha dato prova della soppressione del posto di lavoro, sicché si deve ritenere che il trasferimento non è stato disposto in base a un corretto «esercizio del potere di variazione datoriale». Era quindi legittimo il rifiuto della lavoratrice di adempiere all’ordine di trasferimento (articolo 1460 del Codice civile). Ragioni che inducono il Tribunale a ordinare la reintegra nel posto occupato prima del trasferimento.

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