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Licenze regionali e lotta agli abusi il piano del governo per placare i tassisti

Dal 1992 ne è passata di acqua sotto i ponti. I telefoni cellulari erano per pochi. E gli smartphone, sempre connessi, chi poteva immaginarli? Basta questo per capire la confusione che regna oggi sulle strade italiane. Perché una legge sul trasporto pubblico vecchia 25 anni, che nel frattempo Uber e l’innovazione hanno reso preistoria, non è mai stata riscritta. Modificata sì, ma a colpi di emendamenti, proroghe e ricorsi. L’ennesimo rinvio sarà approvato oggi, nel Milleproroghe atteso al voto della Camera. Esenterà gli Ncc, i servizi di noleggio con conducente, dal tornare in rimessa alla fine di ogni corsa. Ma per una norma coerente ci vorrà più tempo. Qualche ipotesi è sul tavolo: dirottare la gestione delle licenze dai Comuni alle Regioni, imporre a Uber più trasparenza sulle tariffe. Rispettare il termine di un mese, fissato martedì dal tavolo tra governo e tassisti, sarà però molto difficile.

Corse e ricorsi
Una certezza almeno, da oggi, c’è. Il Milleproroghe fa slittare di un altro anno l’entrata in vigore della norma del 2010 che obbligherebbe gli Ncc a tornare in rimessa, nel Comune che ha rilasciato loro l’autorizzazione, alla fine di ogni corsa. A Civitavecchia per esempio, dopo aver portato un cliente dal centro di Roma all’aeroporto. Che si tratti di una proroga, in realtà, non è pacifico. Negli scorsi anni alcuni tribunali hanno sostenuto che l’obbligo fosse in vigore, revocando la licenza ad autisti che non l’avevano rispettato. Altri fori hanno deciso in senso contrario. Tant’è: il Milleproroghe stabilisce che fino a dicembre non è necessario, e il governo non vuole tornarci su. Restano però altri vincoli per gli Ncc imposti dalle legge del ‘92, come quello di non sostare in attesa della prenotazione nel territorio di un Comune coperto dal servizio taxi, o di riceverla solo in rimessa. E qui si misura lo scorrere dei tempi. Perché uno smartphone può essere considerato la prosecuzione della propria sede. E grazie all’app di Uber agli Ncc basta gironzolare per la città senza fermarsi, in attesa del cliente successivo. Libertà di impresa, dicono loro. Concorrenza sleale, per i tassisti. Anche perché un Ncc può ottenere l’autorizzazione in qualsiasi Comune, per poi operare dove il mercato è più ricco. Nelle grandi città.

Sanzioni e registri
Il tavolo tra governo e operatori, taxi e Ncc, proverà a sfrondare questa giungla attraverso due decreti. Il primo è il più facile: un decreto interministeriale, scritto da Trasporti e Sviluppo economico, di contrasto agli abusi. Si tratta di un atto tecnico, che potrebbe aumentare le sanzioni per i privati che esercitano abusivamente il trasporto persone (dal famoso UberPop, già vietato dal Codice della strada, ai tassisti senza licenza). Oppure, è una delle ipotesi, prevedere per ogni Ncc l’obbligo di tenere in auto un “foglio di servizio” che riporti i dettagli delle corse effettuate. Misure non sostanziali. Un palliativo per la rabbia dei tassisti.
Un nuovo quadro
Perché prima delle sanzioni servono le regole. Cioè il secondo decreto, il tanto atteso riordino del settore. Norma delegata, ecco il problema. Il mandato al governo dovrebbe arrivare dalla legge sulla concorrenza, che però è ferma in Parlamento da oltre un anno. Dal ministero dei Trasporti dicono che starebbe per essere calendarizzata, all’inizio di marzo. E l’idea, assai complessa, è farsi trovare con il decreto già pronto quando sarà approvata. Per prima cosa il governo vuole riorganizzare le competenze territoriali sul trasporto: affidare le licenze taxi e Ncc, oggi rilasciate dai Comuni, a enti più vasti, alle città metropolitane o alle regioni, fissando degli standard nazionali. Questo eviterebbe il rilascio a pioggia di autorizzazioni nei Comuni attorno ai grandi centri. Gli Ncc potrebbero operare liberamente all’interno di quell’area, senza obbligo di tornare in rimessa. Prospettiva che loro giudicano comunque troppo restrittiva. E i tassisti troppo permissiva.

L’app e i suoi fratelli
La legge sulla concorrenza è chiara: l’offerta di mobilità va «adeguata alle nuove piattaforme tecnologiche». Uber aiuta gli utenti, bisogna farci i conti. Mettere qualche regola però è possibile, e su questo ragiona il governo. Più trasparenza sulle tariffe, che si impennano quando la richiesta e alta. Obblighi assicurativi e di controllo sugli autisti. Per arrivare all’eterno fronte della tassazione: pagare in Italia per i profitti realizzati qui. Discorso diverso per le app di prenotazione dei taxi. L’Antitrust ha già messo nel mirino l’esclusiva che le potenti cooperative impongono agli iscritti, impedendo loro di ricevere chiamate da altre applicazioni (come Mytaxi). Il governo avrà il coraggio di aprire il mercato, come suggerisce l’Autorità per i trasporti? E i tassisti, che ora mediano tra l’anima più burrascosa e quella più morbida, come reagirebbero? La prossima settimana le parti torneranno a vedersi.

Filippo Santelli

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