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I libri italiani crescono all’estero

Ancora i numeri hanno margini di miglioramento. Fatto sta che l’impatto dell’editoria libraria italiana oltreconfine è in crescita. Un numero su tutti: se nel 2001 era solo il 3,2% dei titoli pubblicati ad aver incontrato il favore delle case editrici straniere, quella percentuale nel 2015 è salita al 9,5 per cento. Insomma, quasi un libro italiano su dieci ha mercato all’estero. E così, a conti fatti, nel 2015 le case editrici italiane hanno venduto oltre confine i diritti di quasi 6mila titoli (+11,7% sul 2014) e ne hanno acquistati oltre 10mila (+2%).
È quanto si legge nell’ebook “Mercanti di storie. Rapporto sull’import/export di diritti 2016”, realizzato da Gianni Peresson dell’Ufficio Studi dell’Associazione Italiana Editori (Aie). L’indagine, alla base dell’ebook, è stata realizzata dall’Ufficio Studi dell’Aie per conto di Ice, ha coinvolto 870 case editrici colmando un vuoto di otto anni (l’ultima risale al 2007) ed è stata diffusa ieri, in contemporanea con la XXVI Fiera Internazionale del Libro di Abu Dhabi, in svolgimento fino al 3 maggio e in cui l’Italia è il Paese ospite. «Il libro italiano – commenta il presidente Aie, Federico Motta – piace sempre di più all’estero e possiamo dire, come testimoniano i dati, che l’influenza dell’editoria italiana oltreconfine è aumentata. Sono cresciuti i Paesi e i mercati, anche più lontani da noi, in cui, attraverso la partecipazione a fiere o missioni all’estero, vendiamo i diritti per i libri che pubblichiamo. Rafforzare da protagonisti questo profilo internazionale è il percorso obbligato per puntare allo sviluppo del nostro settore».
Acquisti e vendite di diritti sono dunque in aumento. E non è solo affare di grandi editori. L’indagine segnala che nel 2015 i titoli acquistati dall’estero da parte dei piccoli editori (10-100 titoli all’anno) rappresentavano il 39,4% del totale.
Ma dove vanno i flussi geo-editoriali? Le vendite per metà sono ancora in Europa anche se, rispetto alle rilevazioni del 2007, il Vecchio Continente ha perso peso visto che allora assorbiva tre quarti delle vendite (il 76,5 %). La suddivisione dell’export per genere letterario conferma il ruolo protagonista dell’Europa con il 49,5% per la narrativa, il 42,5% dei libri per bambini e ragazzi, il 65,4% della saggistica, il 39,9% degli illustrati e addirittura il 77,1% della cosiddetta “Altra produzione” (manualistica, guide). In particolare la Spagna ha comprato il numero più alto di titoli (879 nel 2015) mentre in termini percentuali la crescita maggiore è stata rilevata nei paesi del Nord Europa. Cresce poi l’export nell’area asiatica e arriva al 14,4% del 2015 (era l’11,5% del 2007). Merito soprattutto della Cina che ha acquistato 600 titoli nel 2015, quasi il quadruplo rispetto ai 142 del 2007. L’editoria nordamericana aumenta poi la quota di mercato fino al 6,4% nel 2015 (era il 4,4% del 2007). Insieme al Centro e Sud America che arriva al 19,5% del 2015 (dal 5,5% nel 2007), le Americhe del Nord, Centro e Sud sono la destinazione del 25,9% dei titoli venduti. Anche per gli acquisti le editorie europee coprono oltre la metà: con il 55% delle transazioni in entrata (nel 2007 erano il 58,2%). Segue il mercato nordamericano, che ha il 28,6% dell’import. Dall’Europa arrivano 5.822 titoli e i paesi principali sono l’Inghilterra (2.169 titoli) e la Francia (2,115).
Quali sono invece i generi più in voga? La narrativa italiana rappresenta oltre un terzo della vendita dei diritti (il 35,8% nel 2015) e insieme ai libri per bambini e ragazzi (il 36,2% del mercato) sono i due generi predominanti, con il 72% dei diritti transitati nel 2015. In calo dello 0,8% invece l’export della saggistica, che copre il 16,3% dei diritti venduti nel 2015, così come gli Illustrati, che scendono al 7% (nel 2007 era al 17,7%, -32,6%).
Ultima notazione sulle fiere. Per cinque manifestazioni esaminate (Beijng Book Fair, Budapest e Bucarest, London Book Fair, Fiera del libro di Istanbul e Book Expo America) la vendita dei diritti si è triplicata passando da 566 titoli nel 2005 ai 1.656 nel 2015. La crescita media del +192% si confronta con la media di crescita dell’export del 69% (rispetto al 2007).

Andrea Biondi

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