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Libor, supervisione alle Authority

«Un buon Libor. Il nostro tasso di riferimento a sei mesi ha dettato il fixing globale. Hahaha!». La mail è firmata da Tan Chi Minh capo del Delta trading desk per Royal Bank of Scotland a Singapore ed è solo uno dei numerosi messaggi di posta elettronica agli atti della causa che il banker ha mosso a Rbs per contestare il licenziamento. Parole che gettano una luce diversa e drammaticamente più grave sull’allegra gestione del Libor, il tasso di riferimento applicato a contratti per centinaia di migliaia di miliardi di dollari ogni giorno nel mondo. Sarebbe la prova che anche un solo istituto poteva essere in grado di orientare il fixing senza aver necessità della complessa azione congiunta di più banche come è spesso stato ipotizzato. In altre parole la prova che dirottare il Libor era esercizio meno acrobatico di quanto potesse apparire.
Le cause civili prossime venture ci diranno se era effettivamente così, ma il solo sospetto che mister Tan Chi Minh dica la verità conferma quanta attesa ci sia per l’intervento di domani di Mark Wheatley, l’uomo incaricato dalla Fsa – la Consob inglese – di ripensare un sistema che non funziona più. Si sa già che non sarà più la British banking association (Bba) a supervedere le operazioni quotidiane di fixing del Libor. L’associazione bancaria ha deciso di fare un passo indietro senza intralciare il lavoro dei regolatori. L’annuncio dell’uscita di scena di Bba è la parte più scontata delle misure che Mark Wheatley svelerà domani, sul resto rimangono però molte incognite. Appare certo che Fsa suggerirà di affidare ai regolatori la supervisione di un fixing che non dovrà più avvenire sulle presunzione del costo del credito, ma sul costo reale. Oggi, lo ricordiamo, il tasso è annunciato ogni giorno in base alle dichiarazioni di istituti selezionati che dicono a che valori sono in grado di finanziarsi in un ampio arco di scadenze. Il valore mediano, scartati i più elevati e i più ridotti, diviene il Libor del giorno per mutui, prestiti e finanziamenti in tutto il mondo. Dovrebbe essere la parola del mercato reale, invece, come lo scandalo ha dimostrato è solo quella di mister Minh e simili traders.
Mark Wheatley annuncerà, crediamo, un meccanismo capace di interpretare in modo autentico la domanda, ma soprattutto trasformerà gli “gnomi” del Libor in rappresentanti, diretti o indiretti, delle authority di regolamentazione. Si parla di licenza concessa da Fsa direttamente a persone del settore privato chiamate a dare i valori del tasso, ma anche di altri scenari. Se il Libor sarà regolato da un ente esclusivamente britannico dovrà essere la Banca d’Inghilterra che il prossimo anno assumerà le funzioni oggi ricoperte della Financial service authority. Qualora invece dovesse prevalere – come ha ipotizzato il Wall Street Journal – l’intervento di organismi globali si parla del Financial stability board, già impegnato nella revisione del Libor, o della Banca dei regolamenti internazionali. Ipotesi che vanno nella direzione auspicata dal segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner, franco nel dichiarare che enti privati e non regolati direttamente – come la Bba – non dovrebbero controlalre i tassi.
Il caso Libor ha appena cominciato a pesare sui bilanci delle banche. Barclays ha già transato con le authority statunitensi e britanniche una multa da 470 milioni di dollari, ma il conto arriverà a presto a una decina di altri istituti che hanno avuto comportamenti simili.

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