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Libor, scoperta la rete dei trader

Quella di Thomas Hayes era stata finora una carriera oscura passata tra i grandi nomi della finanza, Ubs prima, Citigroup poi. Non più: adesso è sulla breccia tra i sospetti leader di uno dei più gravi scandali mai scoppiati sui mercati mondiali: la manipolazione dei tassi di interesse. Hayes avrebbe coordinato una delle principali «reti» di trader sulle quali gli inquirenti americani e europei stanno concentrando le indagini sulla «falsificazione» del Libor, il London interbank offered rate, e di altri diffusissismi benchmark per derivati, mutui e prestiti. Una cospirazione itinerante, proseguita tra il 2005 e il 2011, anche quando i suoi protagonisti passavano da una banca all’altra.
Il ruolo di Hayes e di altri network irregolari di operatori è stato portato alla luce da documenti e indiscrezioni, ottenuti dal Wall Street Journal, che mostrano la continua escalation dell’inchiesta su un caso capace di gonfiare i profitti dei trader al porezzo di danneggiare mercati da centinaia di miliardi di dollari in più continenti. I principali network nel mirino sarebbero stati formati da oltre una dozzina di operatori di almeno nove grandi banche. Le prime incriminazioni, forse ricorrendo alla legge anti-truffa Sarbanes-Oxley, appaiono ormai alle porte in America. Ma in tutto gli inquirenti di molteplici nazioni, dagli Stati Uniti al Canada e all’Europa, stanno passando al setaccio le attività di ben 16 gruppi per determinare se le responsabilità vadano oltre i trader a caccia di facili guadagni. E un capitolo dell’inchiesta riguarda anche la scelta di istituti di alterare i tassi sui prestiti ricevuti da altre banche – e dai quali viene ricavato il Libor – per apparire più solide.
Le ripercussioni della debacle del Libor sono state messe in chiaro ieri da Adair Turner, presidente della Fsa britannica: ha denunciato come, assieme ad altri scandali, abbia distrutto la fiducia del pubblico nel settore finanziario del Paese, evidenziando «una cultura di cinica avidità» che vedeva operatori stappare bottiglie di champagne per festeggiare il successo dei loro trucchi. E che va combattuta, ha detto, sia con maggior supervisione che con riforme interne.
I dettagli sulla rete tessuta da Hayes – dagli uffici di Ubs dal 2006 al 2009 e poi da quelli di Citigroup, che però lo licenziò nel 2010 – sono la testimonianza più chiara del vasto «contagio» della manipolazione: avrebbe interessato sei banche e preso aggressivamente di mira un benchmark particolare, il Libor yen. Tanto da portare Hayes già all’attenzione delle authority giapponesi: senza mai menzionarlo esplicitamente, la Fsa nipponica proprio per alcune delle attività del trader aveva sanzionato Ubs e Citigroup. Altri operatori a lui legati, oggi non più con le banche, lavoravano per Deutsche Bank, Hsbc, JP Morgan Chase, Ubs e Rbs. Ubs sta cooperando attivamente con le indagini, assieme a Barclays, l’unica banca che finora ha raggiunto un accordo con le autorità accetando di pagare una multa da 450 milioni di dollari. Su Barclays, oltretutto, faceva perno una seconda rete di trader oggi sotto inchiesta – in questo caso impegnata sull’Euribor – che sarebbe stata guidata dal trader Philippe Moryoussef e avrebbe toccato Credit Agricole, Deutsche Bank, Societe Generale e Hsbc.
Anche alcuni dipendenti di due società di brokeraggio di Londra, la Icap e la RP Martin Holdings specializzate nell’intermediazione tra banche, potrebbero aver partecipato alle manipolazioni, soprattutto alle manovre di Hayes. Secondo indiscrezioni sono sospettati di aver aiutato Trader A, il nome in codice dato a Hayes nella documentazione raccolta dalle autorità canadesi, a tenere i contatti con altri «cospiratori» e a coordinare così la manipolazione dei tassi.

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