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Libor, incriminati altri tre trader

Tintinnio di manette? Lo scandalo Libor comincia a far sentire un suono sinistro con altri tre nomi che si aggiungono alla lista degli incriminati. Peter Johnson, Jonathan Mathew e Stylianos Contogoulas sono i traders di Barclays indicate dal Serious fraud office come correi di associazione per delinquere con l’obiettivo di gestire un’ampia frode.
Ampissima, anzi. Il Libor infatti regola il mercato interbancario con tassi che diventano il benchmark di transazioni quotidiane per migliaia di miliardi di dollari. Un’aggiustatina infinitesimale al «rate» può generare guadagni enormi. Per questo le banche, fino ad ora, sono state inchiodate dai regolatori al pagamento di ammende che complessivamente superano i 6 miliardi di dollari. La prima a riconoscere evidenti responsabilità fu proprio Barclays che accettò una transazione con le autorità inglesi e americane, staccando un assegno da 450 milioni di dollari. Poi fu la voltà di Ubs e a seguire di tutti gli altri istituti, in un rosario di mea culpa che ha gettato un’altra ombra lunga sull’etica del sistema bancario terremotato dal credit crunch e dai tanti eventi che hanno segnato la storia di questi ultimi cinque anni.
Mister Johnson, Contogouolas e Mathew avevano posizioni diverse in Barclays. Il primo, più senior, era un submitter, ovvero era chiamato a fissare il tasso Libor più corretto per la banca. Steve Mathew, secondo quanto è trapelato, ma senza conferme ufficiali, faceva riferimento proprio a Johnson e avrebbe deciso di collaborare per primo con le autorità contribuendo a svelare la dinamica della truffa. Johnson e Mathew hanno lavorato per undici anni gomito a gomito a Barclays fino a quando, nel 2012 hanno lasciato. Oggi sono definiti «inactive» dai regolatori britannici, una sorta di neutralizzazione delle posizioni in attesa degli eventi. Eventi maturati ieri con la formale accusa del Serious fraud office. Leggermente diversa la posizione d Stylianos Contogoulas che in Barclays ha lavorato per soli 4 anni prima di passare, nel 2006, a Merril Lynch, dove è rimasto fino al 2012 quando il caso Libro è esploso accelerando l’espulsione dei «sospetti» dai desk del trading.
I tre operatori Barclays si aggiungono a Tom Hayes (Ubs e Citi), Terry Farr e James Gilmour della società di brokeraggio R.P. Martin già accusati di simili reati dall’ufficio frodi britannico. Tom Hayes sarà il primo imputato del caso Libor ad andare sotto processo: l’udienza di inzio è fissata per il gennaio 2015.
Negli Stati Uniti sono invece già otto i traders e submitters delle banche incriminati per frode. Nei fascicoli Usa figura ancora una volta il nome di Tom Hayes, al fianco di altri bankers di Ubs, Citi, Rabobank e via con una lista di istituti coinvolti che supera la dozzina. Una frode a vasto raggio che ha costretto gli investigatori a turni straordinari: più di sessanta persone del Serious fraud office di Londra lavorano, oggi, a tempo pieno sul caso Libor e soprattutto sul cotè britannico della vicenda.
Intanto cresce il rischio che lo scandalo sul Forex – simile dinamica di tassi sui cambi aggiustati anche in questo caso da bankers traffaldini – possa raggiungere e magari superare i numeri del Libor.

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