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Libor, Freddie Mac avvia la causa

Lo scandalo della manipolazione dei tassi d’interesse da parte delle banche entra in una nuova fase, quella dei grandi ricorsi per danni da parte degli investitori. Freddie Mac, il colosso del mercato immobiliare americano salvato e tuttora controllato dal governo, ha deciso portare in tribunale oltre una dozzina di grandi istituti globali per i danni, potenzialmente multimiliardari, sofferti dallo scandalo di manipolazione del Libor.
Non solo: l’ente ha messo formalmente sotto accusa, per la prima volta dallo scoppio del caso, la British Bankers’ Association, ovvero l’associazione privata delle banche britanniche che è responsabile del calcolo dell’indicatore sulla base dei dati riportati da un gruppo di istituti di credito. La Bba, che di recente ha accettato di rinunciare alla supervisione del Libor, avrebbe «partecipato» al complotto per manipolare l’indicatore. E lo avrebbe fatto per motivi pecuniari e opportunistici: le entrate ricavate dall’elaborazione dell’indicatore e il desiderio di non antagonizzare le società finanziarie che la compongono.
Gli istituti messi sotto accusa comprendono molte grndi firme: JP Morgan, Bank of America e Citigroup negli Stati Uniti; Deutsche Bank, Ubs e Credit Suisse in Europa. Banche, cioè, che sono state o sono tuttora sotto inchiesta da parte delle autorità federali e internazionali per la manipolazione del Libor, considerato l’indicatore di riferimento al mondo per i tassi di interesse. Tre gruppi, Ubs, Barclays e Royal Bank of Scotland, hanno finora accettato di pagare sanzioni per circa 2,5 miliardi di dollari allo scopo di archiviare lo scandalo. Ma adesso per tutti loro affiora un altro spettro: quello del moltiplicarsi di riscorsi degli investitori, una trentina negli Stati Uniti – portati a nome di fondi, città e aziende – dai quali potrebbe scaturire una class action su cui è attesa l’opinione di una corte di Manhattan.
L’azione di Freddie Mac, intentata in data 14 marzo presso un tribunale della Virginia, è ad oggi la più eclatante. Anche perché è sostenuta, implicitamente, dal governo americano, il suo azionista di controllo. E perchè potrebbe essere rapidamente seguita da un secondo gigantesco ricorso della società immobiliare sorella, Fannie Mae, che ieri ha fatto sapere di voler considerare un proprio ricorso.
Freddie Mac, da sempre un investitore in bond e swap legati ai mutui e al Libor, nel ricorso ha accusato in dettaglio le banche di aver cospirato per falsare l’indicatore tra il 2007 e il 2010: avrebbero abbassato ad arte il suo valore nell’intento di «nascondere i loro problemi finanziari e gonfiare i loro profitti». I danni chiesti non vengono specificati, ma alcune stime interne esistono e sono state riportate dal Wall Street Journal. E sono ingenti: Freddie Mac e Fannie Mae avrebbero sostenuto almeno tre miliardi di dollari di perdite a causa della manipolazione dei tassi di interesse.

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