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Libor, ecco come cambierà il tasso

Il Libor cambia, non muore. Muterà in più fasi, grazie all’azione delle autorità britanniche e degli organismi internazionali che Londra invita ad agire, incoraggiandoli a scandagliare i benchmark di altre aree del trading finanziario. Martin Wheatley, direttore della Financial service authority (Fsa), l’organismo che controlla i mercati britannici illustra oggi a Mansion House le raccomandazioni preparate per il governo di David Cameron. Il discorso – 26 cartelle – inizia con il franco riconoscimento della realtà. «Il meccanismo è a pezzi ed è necessario un ripensamento radicale… non è una questione riconducibile a Londra, è un tema globale a cui sto lavorando con Ue, Usa, Giappone e Svizzera». Ma è dalla City che deve partire l’idea dell’architettura che verrà. Il messaggio è chiaro: non c’è bisogno di archiviare il Libor, «è a pezzi, ma può essere riparato».
La cura è in una serie di punti che Martin Wheatley ripercorre nel suo speech. Quelli essenziali sono tre: abusare del tasso diverrà un reato penale; la supervisione e la governance saranno tolte alla British banking association e affidate alla Fsa; il tasso dovrà essere semplificato, con l’eliminazione di numerose valute oggi contemplate e la cancellazione di rates poco utilizzati. Entro dodici mesi dovranno essere escluse le divise di Australia, Canada e Nuova Zelanda così come la corona danese e svedese. Addio anche alle scadenze a quattro, cinque, sette, otto, dieci e undici mesi. E tanto basterà per ridurre i tassi dai 150 di oggi a 20 al massimo, eliminando quindi quelli meno «liquidi». Le ragioni di una mossa del genere nascono dall’esigenza di fondo individuata da Martin Wheatley: rendere più aderente possibile alla realtà il fixing, facendone un “numero” figlio di transazioni osservabili, di trading non virtuale. La discrezionalità è stata ripetutamente individuata come il ventre molle di un sistema che ha fallito sia nel meccanismo di submission (ovvero il tasso indicato da ogni singola banca come il rate per ottenere finanziamenti), sia nella governance e nella vigilanza. Il conflitto di interessi fra il fixing del Libor e le remunerazioni dei traders, direttamente collegate al successo di transazioni che sullo stesso Libor si basavano, è evidente. Governance e vigilanza non sono figlie di comportamenti da codice penale – come crediamo dovrebbe essere il caso per i bankers più spregiudicati – ma della «distrazione» dell’associazione bancaria inglese a cui Martin Wheatley non lesina critiche denunciandone «l’approccio sciatto». In realtà la mancanza di controllo esterno è critica che l’Fsa fa bene a sollevare, ma che dovrebbe rivolgere a sé stessa. Se avesse rinunciato per tempo alla demagogia dell’approccio “soft” ai mercati forse non saremmo arrivati a questo punto. Martin Wheatley si raccomanda ora che Fsa controlli il Libor anche attraverso la scelta, all’interno delle banche, di persone (i submitters ovvero coloro che indicano i tassi di finanziamento per l’istituto a cui appartengono) di assoluta fiducia e a rischio di sanzione penale in caso di comportamenti scorretti.
Il managing director di Fsa suggerisce poi di nominare un Comitato per trasformare le guidelines da lui illustrate in regole di legge. E lo investe di un mandato immediato: creare un codice di comportamento per i submitters capace di vincolarli al monitoraggio delle transazioni reali con l’obbligo di informare il mercato quando si tratta invece di valutazioni discrezionali. E questo anche perché il regolatore non si nasconde che il ruolo degli istituti di credito resta significativo in quanto «il Libor è una creazione del mercato, inventato dal mercato per il beneficio del mercato».
In attesa che il Comitato possa operare, secondo Martin Wheatley sono necessarie misure urgenti. Oltre all’eliminazione di valute e tassi troppo poco liquidi, suggerisce la pubblicazione di statistiche su submissions, volumi del trading e valori del finanziamento interbancario, ma soprattutto l’apertura del Libor a più attori. «Le banche che oggi non partecipano alla definizione del tasso devono essere incoraggiate… il Libor ha bisogno di responsabilità collettiva per funzionare… Infine è opportuno valutare se il tasso sia davvero il riferimento migliore per le transazioni finanziarie». Un dubbio – esplosivo – che Martin Wheatley si tiene alla fine e che crede dovrà essere valutato anche dalla Commissione europea, dal Financial stability board, Bri e Iosco. È un appello ad un’azione corale che il dirigente di Fsa lega a un altro inquietante interrogativo: è solo il Libor il benchmark peccatore? L’accenno di Martin Wheatley al Price reporting agency nel mercato petrolifero e ai tassi di riferimento di prodotti agricoli e i metalli preziosi aggiunge una nota di cupo avvertimento alle sue raccomandazioni. E un gigantesco dubbio: ma così fan tutti?

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