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Liberalizzazioni, stop al Governo

di Giovanni Negri

È stato un mercoledì nero per il Governo sul versante della giustizia civile. Dalle liberalizzazioni al decreto legge sulle crisi da sovraindebitamento, il Senato ha aperto fronti di tensione su alcuni punti chiave dell'azione del ministro della Giustizia, Paola Severino. Se in aula le cose si sono messe al grigio (si veda l'articolo a lato), è in commissione Giustizia che sono esplose le questioni che da giorni covavano sotto la cenere. Al centro della discussione, il parere che la commissione era chiamata a dare sulle norme di sua competenza del decreto legge sulle liberalizzazioni.
E, su tre misure determinanti (quella che istituisce i tribunali delle delle imprese, quella che interviene sulle professioni e quella sui risarcimenti assicurativi) il voto della commissione è stato negativo. Il parere è indirizzato alla commissione Industria, titolare del provvedimento, ma è indubbio che l'orientamento è destinato ad avere conseguenze. Il presidente della commissione Giustizia Filippo Berselli (Pdl), pur ribadendo la massima stima per il ministro Severino, tiene a sottolineare che «le norme, con sfumature diverse, per carità, non erano difendibili». E spiega perché: «Quella sui risarcimenti assicurativi rappresenta un favore alle compagnie che trovo del tutto ingiustificato penalizzando i cittadini. Quella su tariffe e tirocinio è un attacco a un mondo che sta già patendo le conseguenze della crisi».
Quanto al tribunale delle imprese, Berselli avverte che l'istituzione può anche essere giustificata, ma non è possibile che vengano istituiti solo in 12 sedi «ratificando l'esistenza di tribunali di serie A e di serie B» e attribuendo competenze assai rilevanti. Particolarmente attivo, nell'affossare le norme il Pdl, anche se il Pd, pur con maggiori distinzioni, è stato anch'esso assai critico.
Tanto più che nelle ore immediatamente precedenti la convocazione della commissione giustizia c'era stato un incontro del Pd con gli avvocati rappresentati dall'Oua. «Con la delegazione del Pd – aveva annunciato il presidente Oua, Maurizio De Tilla – è stata trovata una piattaforma comune di discussione: si è convenuto sulla necessità che i futuri parametri fissati dal ministero sulle tariffe siano determinati previa consultazione del Cnf e che si debba prevedere un emendamento che stabilisca un regime transitorio in attesa della definizione dei "parametri" da parte dello stesso ministero. Non solo: che venga eliminata la norma che prevede la nullità di un accordo che fa riferimento a tali tariffe. Inoltre, il Pd ha dichiarato di voler presentare un emendamento anche per eliminare i soci di capitale nelle società professionali di avvocati».
Adesso, in ogni caso, la situazione si complica. Difficile fare pronostici sul testo che verrà presentato in Aula, ma ieri sera Berselli dava per scontata la presentazione di emendamenti soppressivi delle norme più contestate. Il Governo potrà anche provare a fare argine, ma il dato politico che non si può non rilevare è che trovare una maggioranza solida su questioni delicate, che riguardano da vicino il mondo delle professioni, si sta rivelando un'esperienza avventurosa per i rappresentanti dell'esecutivo tecnico.

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