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Liberalizzazioni, oggi la fiducia

di Lorenzo Salvia

ROMA — Altri 1.700 emendamenti presentati in Aula al Senato. Un assist perfetto per il governo, che oggi metterà la fiducia sul decreto legge per le liberalizzazioni facendo cadere in un colpo solo, come da regolamento, tutte le proposte di modifica e approvando il provvedimento in tempi rapidissimi, al massimo in serata. Poi bisognerà passare alla Camera, dove il decreto dovrà essere varato entro il 24 marzo e dove è all'ordine del giorno dell'Aula a partire dal 19. Con un altro voto di fiducia che appare scontato fin da ora. Mario Monti guarda già a quel passaggio: «Seguiremo con molta attenzione anche il dibattito alla Camera per assicurarci che il testo finale contenga i risultati desiderati in termini di sviluppo, di occupazione e di minore costo per le imprese e i cittadini». Ma lì non ci sarà spazio per nessuna modifica, sarebbe troppo alto il rischio di sforare i 60 giorni di tempo previsti per la conversione in legge.
Maxi emendamento
La versione finale sarà quella che uscirà oggi da Palazzo Madama, con il maxiemendamento presentato dal governo che dovrebbe raccogliere tutte le 141 modifiche fatte dalla commissione Industria del Senato al testo uscito un mese fa da Palazzo Chigi. «Un modo per riconoscere il grande lavoro comune che abbiamo fatto insieme fino a questo momento», dice il presidente della commissione Industria Cesare Cursi del Pdl, che insieme ai due relatori Filippo Bubbico (Pd) e Simona Vicari (Pdl) ha seguito passo passo il provvedimento. Rispetto a quel testo oggi ci dovrebbero essere modifiche solo formali. Se ne era parlato nei giorni scorsi ma è ormai certo che nel maxi emendamento non ci sarà la norma sulla golden share, e cioè lo stop all'acquisto di partecipazioni in imprese controllate dallo Stato nei settori strategici, che potrebbe invece entrare in un altro decreto legge, quello sulle semplificazioni fiscali.
Farmacie
Non dovrebbe essere toccato quasi nulla, insomma. E del resto muovere una sola tessera del decreto potrebbe far saltare l'intero mosaico costruito a fatica in queste settimane. Toccare la banche vorrebbe dire riaprire sulle assicurazioni, sfiorare i taxi ricominciare da capo sulle farmacie. Tutto si tiene. Ma c'è ancora chi prova a far cambiare le carte in tavola come il senatore del Pdl Luigi d'Ambrosio Lettieri, segretario della Commissione Sanità: «Con la nuova norma che fissa a 65 anni il limite d'età per essere direttori, potrebbero essere a rischio 5 mila farmacie». Nel maxi emendamento resteranno anche le ultime modifiche approvate martedì notte in commissione.
Assicurazioni
Resterà, ad esempio, la norma che prevede risarcimenti più rapidi da parte delle compagnie in caso di danno o furto dell'auto, visto che la procedura dovrà partire «indipendentemente dalla richiesta del rilascio del certificato di chiusa inchiesta». E anche la diminuzione automatica dei premi assicurativi nel caso in cui il guidatore non abbia avuto incidenti nell'anno precedente.
Nautica
Saranno conservate anche la novità per la nautica, a partire dalla trasformazione della tanta discussa tassa sulle imbarcazioni introdotta con il primo decreto del governo Monti, il «salva Italia». La modifica non è da poco perché la tassa sarà legata al semplice possesso del natante e non più allo stazionamento in un porto italiano, ipotesi che secondo gli addetti del settore avrebbe fatto fuggire gli italiani e respinto gli stranieri dal nostro Paese.
Tesoreria
Fa ancora discutere la norma sulla tesoreria unica, nonostante l'ordine del giorno che impegna il governo ad anticipare la fine dell'«esproprio» della liquidità degli enti locali. Unicredit Banca, tesoriere della Regione Veneto, ha ignorato lo stop al trasferimento verso la tesoreria nazionale delle risorse che aveva in giacenza arrivato dal presidente della Regione, il leghista Luca Zaia. La banca, quindi, ha deciso di ascoltare il governo e non la regione con la quale pure ha un contratto. Ma per la Lega la questione non finisce qui, con l'ex ministro Roberto Maroni che annuncia la «class action», parlando di «sfregio che neanche Craxi e il Caf osarono fare». Anche questa norma, però, resterà ben ferma nel maxi emendamento, e alla fine dovrebbero bastare le assicurazioni date dal governo alla lega e a tutti gli enti locali sull'intenzione di rendere più flessibile il meccanismo.
Solo il primo passo
L'elenco è lunghissimo ma le liberalizzazioni potrebbero non finire qui. Nonostante le lunghe maratone notturne di questi giorni per seguire i lavori in commissione il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti dice che questo decreto potrebbe essere solo la prima puntata sulla strada delle liberalizzazioni. «È un lavoro lungo e questo che abbiamo fatto è il primo passo. Probabilmente ne faremo altri, anzi vogliamo farne altri. C'è molto lavoro da fare per rimuovere le posizioni di monopolio e le incrostazioni di rendita che frenano l'economia italiana, che sottraggono risorse alla crescita, che pesano sui prezzi».
 

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