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Liberalizzazioni anche per energia e banche

di Lorenzo Fuccaro

ROMA — Cresce la tensione alla vigilia degli incontri per le liberalizzazioni, un pacchetto di misure per favorire sviluppo e crescita che il governo intende varare il 19 gennaio, benché il premier Mario Monti sia disposto a intervenire anche sui grandi temi come energia, banche e assicurazioni. I tassisti, divisi tra l'ala dura e quella dialogante, decideranno il da farsi dopo essere stati ricevuti domani a Palazzo Chigi, mentre la leader della Cgil, Susanna Camusso, dice che, in caso di riforma, andrebbe loro riconosciuto un indennizzo per la licenza. Dopo di loro e i medici di famiglia, sono ora sul piede di guerra gli avvocati e i benzinai dell'Assopetroli che raggruppa le imprese (un migliaio) note anche come «pompe bianche», cioè gli impianti indipendenti dalle grandi compagnie. Tutti sono pronti a compiere gesti clamorosi: gli avvocati a occupare le sedi dei Palazzi di giustizia, i benzinai a chiudere gli impianti, insomma a scioperare. Gli avvocati criticano l'impostazione «opaca e autoritaria» dell'esecutivo sull'accesso alla professione e sulle casse previdenziali. Se l'incontro di domani con il ministro Paola Severino (Giustizia) non dovesse aprire spiragli di discussione, passeranno all'azione. Si parla di «occupazioni simboliche dei Palazzi di giustizia per informare i cittadini» di quanto sta accadendo e di sit in di protesta davanti alle sedi delle istituzioni come Palazzo Chigi, Montecitorio e Senato. Non è neppure escluso che, dopo avere disertato le cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario il 28 gennaio, decidano di astenersi dalle udienze. L'accusa che muovono al governo è di fare «un uso ideologico del diritto comunitario», ovvero «si pretende di imporre regole come se fossero richieste da organi comunitari» ma questo è giudicato «falso», perché «esistono numerosi atti che sostengono la specificità dell'avvocatura, i principi dell'indipendenza e la legittimità delle tariffe, da quelli del Parlamento europeo alle sentenze della Corte di giustizia europea».
Pronti ad atti clamorosi anche i benzinai riuniti nell'Assopetroli. «Mi domando se dobbiamo ricorrere anche noi a forme plateali di protesta e lasciare senza carburante l'Italia», dice il loro capo Franco Ferrari Aggradi. «Non voglio credere — aggiunge — che un governo tecnico i cui compiti sono limitati e a termine possa pensare di ignorare parte della società produttiva che ancora lo sostiene». Se si ascoltano i tassisti si devono «ascoltare anche le nostre mille imprese con il loro indotto, e non per pura cortesia o timore di scioperi ma per condividere le riforme perché così come sono manderebbero in default gli approvvigionamenti energetici di famiglie e aziende senza produrre benefici economici per i consumatori e con riflessi negativi sui prezzi finali». Ma se questo non avverrà: «Ne prenderemo atto e decideremo di conseguenza».
Di fronte a questi bagliori di rivolta Maurizio Gasparri (Pdl) invita il governo a fare «un bagno di realismo». «Sarebbe un errore — è il suo consiglio — aprire decine di fronti di scontro sociale con intere categorie che possono accettare riforme che nascano dal confronto con le istituzioni».
 

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