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L’Fmi stimola la Ue a muoversi

Il coro è unanime: l'Europa nel suo insieme deve fare di più, in tempi più rapidi, e con maggiore collaborazione per bloccare la crisi in atto e avviare il rilancio dell'economia. Dopo Stati Uniti e Giappone, ieri si è aggiunto il giudizio del Fondo monetario internazionale, che ha consegnato l'Economic outlook alla Commissione europea, alla vigilia della riunione del direttorio della Bce; il Fmi chiede anche di interrompere l'inasprimento sulla politica monetaria.

L'Fmi ha avvertito che non si può escludere una ricaduta in recessione dell'economia mondiale nel 2012, come ha affermato Antonio Borges, responsabile del Fmi per l'Europa durante una conferenza stampa a Bruxelles.

Nel rapporto, si parla specificamente di Italia e Spagna, dove «i maggiori costi degli interessi sul debito sovrano», le misure di aggiustamento fiscale «e le aumentate tensioni intorno alle banche costituiranno ulteriori ostacoli su un'attività» economica «già debole». Inoltre, la ripresa dell'economia italiana è stata «opaca», visto che ha dovuto «combattere» con «deboli fondamentali strutturali». Nell'Economic outlook si sottolinea che «gli stati sotto pressione dei mercati», tra cui Grecia, Irlanda e Portogallo, «ma anche Spagna e più recentemente Italia, non hanno scelta se non agire per «evitare che la fiducia cali» fortemente. In particolare, il Fondo ricorda che la «decisione dell'Italia di anticipare alcune delle misure di consolidamento fiscale inizialmente pianificate per il 2013-2014 e i provvedimenti addizionali presi da Francia e Spagna dovrebbero aiutare a eliminare alcune della recente pressione sui titoli di stato». Nel paragrafo dedicato alle insufficienti riforme strutturali prese in seguito alla crisi globale, il Fmi cita in particolare «le barriere all'entrata in alcuni servizi» in Italia, oltre che in Germania, aggiungendo che queste «stanno ancora trattenendo la crescita e l'occupazione». Tra le ragioni che hanno limitato la crescita italiana, il Fmi cita «la spesa pubblica inefficiente e il complesso sistema fiscale», il fatto che «la produttività del lavoro è bassa e sta diminuendo», la «bassa partecipazione al lavoro», soprattutto per le donne, la «bassa innovazione in nuove aziende dinamiche» e «l'inefficienza» della giustizia civile. Illustrando i termini del documento, il responsabile Ue del Fondo, Antonio Borges, ieri ha sottolineato che i titoli di stato di Italia e Spagna risentono di «problemi di credibilità» sui mercati, ma, a differenza della Grecia, questi due paesi «non hanno problemi di insolvenza». Per altro, «lo stato delle finanze pubbliche dell'Italia non è mai stato buono come ora», ha rilevato Borges. «L'avanzo primario è migliore di quello della Germania, ma questo molti investitori non lo sanno nemmeno. Tuttavia, con un debito pubblico così alto, è fondamentale la crescita economica e quindi è molto importante che il governo italiano mostri, sulla crescita, la stessa determinazione avuta sul risanamento del bilancio». In futuro, ha ipotizzato Borges, è possibile che il Fondo intervenga a sostegno anche di Italia e Spagna, oltre che di Grecia, Irlanda e Portogallo, affiancando il Fondo salva stati (Efsf), acquistando sui mercati secondari i titoli di stato dei paesi sotto l'attacco dei mercati e finanziando, a certe condizioni, la ricapitalizzazione delle banche. Quanto alla Grecia, il Fondo ha affermato che bisogna riesaminare i termini del secondo piano di aiuti, ma al tempo stesso si è detto «fiducioso» sul fatto che al paese venga versata la nuova tranche di sostegni attesa.

Un capitolo dell'Economic outlook è stato dedicato anche alle banche europee. Secondo l'Fmi, «rafforzare il sistema bancario resta essenziale e dovrebbe essere fatto un pieno utilizzo dell'estensione del mandato dell'Efsf a questo riguardo». Immediata la replica del cancelliere tedesco, Angela Merkel, che, sempre da Bruxelles, ha annunciato che la Germania è pronta a ricapitalizzare le banche se sarà necessario.

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