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L’Fmi: serve una ripresa più rapida

di Stefania Tamburello

WASHINGTON — Dominique Strauss-Kahn, direttore generale del Fmi, sintetizza: «La ripresa c’è ma non è quella che vogliamo. Non solo perché è squilibrata ma perché non produce lavoro. Il problema da affrontare ora è lavoro, lavoro, lavoro» . Non è dunque «tempo di compiacersi» ma «di agire» soprattutto per i giovani che rischiano di diventare «una generazione persa» . Il presidente della Banca mondiale Robert Zoellick lancia invece un altro allarme, anche più grave: «Da giugno ad oggi 44 milioni di persone sono scivolate nella povertà, che vuol dire un reddito di 1,25 dollari al giorno, a causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime alimentari. Se questi dovessero salire ancora del 10%altri 10 milioni di persone entrerebbero nella povertà. Se invece i rincari dovrebbero toccare il 30%allora i nuovi poveri diventerebbero 34 milioni» . Cifre impressionanti «che richiedono azioni più concrete» perché «basta poco per cadere in una crisi alimentare a livello globale» . In Asia, a Sanya in Cina, i leader politici dei Bric (Cina, India, Brasile, Russia e l'ultimo arrivato Sudafrica), le economie emergenti del pianeta, i Paesi che nel quadro dello sviluppo s q u i l i b r a t o evocato da Strauss-Kahn sono quelli che crescono di più, si schierano contro gli attacchi in Libia e fanno blocco per chiedere di poter mettere argine ai forti flussi di capitale, alimentati dalla speculazioni sulle materie prime, e per rivendicare un maggiore peso negli organismi internazionali, Fmi in testa. Contemporaneamente a Washington si riunisce il G7 finanziario, il gruppo dei Paesi industrializzati (Usa, Giappone, Canada, Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia), quelli che crescono di meno e che sono alle prese da una parte con la crisi dei debiti sovrani di alcuni Paesi di Eurolandia, e dall’altra col forte aumento del debito pubblico, di Usa e Giappone, da arginare. E che al loro interno la pensano anche diversamente sulla gestione dei tassi di interesse. La Banca centrale europea prevede un’inflazione sopra il 2%nell’area e prepara nuovi aumenti dei tassi. In aggiunta sempre a Washington i ministri del G7 si vedono con i colleghi dei Paesi del Mediterraneo, del Nord Africa e del Medio Oriente, dove irrompono i problemi dell’immigrazione. Col ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che torna a proporre, come ha fatto in Europa, il peso specifico dell’immigrazione da calcolare come debito a carico del Pil (Prodotto interno lordo). In questo quadro di forti interessi e gravi problemi— e il caso Europa dopo le tensioni provocate dai timori per la ristrutturazione del debito greco potrebbe essere additato a Washington come uno dei maggiori fattori di instabilità— si è aperta ieri sera, con una cena di lavoro, la riunione dei ministri finanziari e dei governatori del G20. Il gruppo dei 20 Paesi più ricchi del mondo che ha unito le sue forze per affrontare la crisi finanziaria ma che ora, ad urgenza passata, fa difficoltà a fare fronte comune per risolvere le questioni da affrontare per assicurare una crescita «non diseguale, duratura e sostenibile» . Che è l’obiettivo che si è dato il G20, due anni fa a Pittsburg. In quest’ottica, nell’agenda delle riunioni spiccano assieme alla regolamentazione finanziaria due temi, entrambi di grande complessità, che attengono anche al superamento delle tensioni tra le monete: come applicare gli indicatori individuati per misurare gli squilibri nel G20 e come governare gli afflussi di capitale nelle economie emergenti, cercando di mediare fra chi — Strauss-Kahn è fra questi— ritiene opportuno adottare barriere amministrative e chi invece è contrario. Quanto agli indicatori definiti dopo grandi discussioni al G20 di Parigi in novembre scorso (debito e deficit pubblico e privato, partite correnti) bisognerà disegnare le linee guida, senza soglie automatiche, per utilizzarli ed individuare così i Paesi in squilibrio da mettere sotto osservazione. «Non c’è ancora accordo» ha detto però il ministro francese delle Finanze Christine Lagarde.

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