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L’Fmi promuove Bankitalia: vigilanza tempestiva su Mps

Il giudizio più atteso sull’operato della Banca d’Italia e sulla qualità della sua Vigilanza a proposito del caso Monte dei Paschi è arrivato ieri da Washington. «La Banca d’Italia ha intrapreso un’azione tempestiva e adeguata per affrontare il problema del Monte dei Paschi di Siena» ha dichiarato ieri il portavoce del Fondo monetario internazionale, Gerry Rice, anticipando il senso del rapporto preliminare della missione del Financial Sector Assessment Program.
Come si ricorderà, gli ispettori del Fmi erano arrivati in Italia il 21 gennaio proprio alla vigilia delle dimissioni di Giuseppe Mussari da presidente dell’Abi. Ebbene ieri il portavoce del Fondo ha sintetizzato così le valutazioni sulla banca centrale italiana: da parte della Banca d’Italia, ha spiegato Rice, «la vigilanza è stata serrata, con l’azione di supervisione adeguatamente intensificata non appena i problemi di Mps sono diventati acuti». Per il Fmi «questo è coerente con la complessiva e positiva valutazione sulla attuazione, da parte della Banca d’Italia, dei principi del Comitato di Basilea per una vigilanza bancaria efficace». La prima parte della missione in Italia del team del Financial Sector Assessment Program (FSAP) del Fondo monetario si è conclusa giovedì scorso, mentre la seconda parte avrà luogo a marzo. Il compito degli ispettori del Fondo è quello di dare una valutazione sullo stato del sistema finanziario italiano, compreso il giudizio sulla qualità della vigilanza sulle banche, le assicurazioni e il mercato dei titoli.
Il FSAP non fornisce, invece, giudizi sullo stato di salute delle singole istituzioni finanziarie. Tuttavia, vista l’importanza sistemica di Mps, il team del Fondo ha discusso con i vertici della Banca d’Italia anche sui problemi legati all’istituto senese. Se dunque ancora non si conosce quale sarà in definitiva la valutazione del Fmi sul sistema creditizio italiano, dalle dichiarazioni di Rice si può almeno dedurre che nel complesso i giudizi degli ispettori di Washington non sembrano tener conto delle discussioni che divampano in questi giorni anche nei talk show. A chiamare in causa l’operato della Banca centrale e in particolare il ruolo dell’attuale presidente della Rai Anna Maria Tarantola era stato lunedì sera, durante la trasmissione televisiva di Bruno Vespa, Antonio Rizzo: l’ex manager della Dresdner Bank, che è anche blogger ed ex collaboratore del Fatto Quotidiano, attualmente è testimone nell’inchiesta (ha scritto il Sole 24 Ore in proposito: «All’epoca era un banker di Dresdner Banca e alle Fiamme gialle riporta la discussione avvenuta con un collega nel corso di una cena. Oggi si scopre che quella chiacchierata di lavoro è stata registrata e il nastro è ora in possesso dei pm senesi»).
Rizzo ha attaccato direttamente la presidente e ha ripetuto la sua critica in una lettera indirizzata al Giornale: «Il vero super testimone di questa vicenda non dovrei essere io ma la dottoressa Tarantola che ha ricevuto la relazione degli ispettori di Banca d’Italia nel novembre del 2010, nella quale tutto era scritto e descritto in dettaglio». La risposta di Tarantola è arrivata durante la trasmissione televisiva: il presidente della Rai ha infatti precisato che nel 2010 non era a capo della Vigilanza, ma era membro del Direttorio. La Banca d’Italia, prosegue inoltre la precisazione, ha già dato ampia informativa nella nota trasmessa al ministero dell’Economia per la sua audizione in parlamento, pubblicata su Internet.
Per prassi, ha ricordato inoltre Tarantola, la parte aperta dei rapporti ispettivi, che contiene i rilievi, viene consegnata all’Azienda nel corso della riunione formale alla presenza dell’intero Cda e del Collegio sindacale; nella riunione si dà lettura dei rilievi e i vertici aziendali hanno 30 giorni a disposizione per formulare le loro risposte. Questa stessa prassi, è la conclusione, fu seguita anche nel caso Mps e la risposta del Monte arrivò alla Banca alla fine di dicembre del 2010.

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