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L’Fmi incoraggia il governo ma dai sindacati primo stop all’alleggerimento dell’Irap

Il Fondo monetario internazionale promuove le prime mosse del governo, mentre i sindacati danno un altolà a Renzi sull’intenzione di concentrare il taglio del cuneo tutto sulle imprese. Da New York l’Fmi giudica positivamente la riduzione delle tasse sul lavoro, attende i dettagli della misura ed esprime apprezzamento per la nomina dell’“ex” Pier Carlo Padoan al ministero dell’Economia: «Quando era nel direttorio Fmi era molto rispettato ». «Abbiamo ascoltato attentamente quanto affermato dal premier Matteo Renzi e diamo il benvenuto ad alcune delle misure che ha toccato nel suo intervento in Parlamento», afferma il portavoce del Fondo monetario, Gerry Rice. La riforma del mercato del lavoro «è una riforma chiave per l’Italia, perché l’elevata disoccupazione è un problema pressante».Soprattutto in un quadro di ripresa del Pil che, come ha detto ieri il presidente della Bce, Mario Draghi, «è ancora lenta e irregolare». Draghi ha aggiunto che «la bassa inflazione prolungata è un rischio » e anche se «non si può parlare di deflazione», «la Bce è pronta a intervenire in ogni momento ».

All’incoraggiamento del Fondo per il governo Renzi ha fatto ieri da contraltare la critica dei sindacati. «L’intervento di riduzione delle tasse non si deve concentrare solo sull’Irap e non si salti la rappresentanza sindacale, non siamo solo “sigle”», ha intimato ieri la leader della Cgil Susanna Camusso. «Bisogna stare attenti a come si parla, non si era detto che il taglio del cuneo era anche per i lavoratori?», ha aggiunto il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. «Non si ripeta quello che è successo nel 2007, quando la maggior parte del taglio andò alle imprese », ha osservato il segretario confederale della Uil Guglielmo Loy. A dar fuoco alle polveri con Cgil-Cisl-Uil, le dichiarazioni del premier Renzi giovedì a Treviso che non ha escluso la possibilità di concentrare i 10 miliardi (cioè il 30% del gettito complessivo) sul-l’Irap, eliminando di fatto il costo del lavoro dall’imponibile.
La tensione tra governo e sindacati arriva mentre diventa legge la riforma fiscale, una «delega» che attribuisce al governo la possibilità di intervenire con una serie di decreti entro dodici mesi (il primo entro quattro mesi). Il piatto forte del provvedimento, partito nel marzo del 2013 su iniziativadel Pd Marco Causi, è la riforma del catasto, di cui si parla da vent’anni, che consentirà di avvicinare in modo selettivo le rendite ai valori di mercato e di utilizzare la superficie in luogo del numero dei vani. L’altro pilastro è costituito dalla possibilità di intervenire sul disboscamento delle oltre 720 agevolazioni e sconti fiscali per unvalore di 254 miliardi in modo da liberare risorse (che potrebbero essere utilizzate anche per il taglio Irap) e razionalizzare la materia. Entra a pieno titolo nel nostro ordinamento anche il contrasto all’abuso di diritto, una forma diffusa di elusione che consiste nell’uso distorto di strumenti giuridici per ottenere risparmi d’imposta.Sempre sul piano della lotta all’evasione fiscale verrà varato ogni anno un rapporto sull’entità del fenomeno e istituita una commissione di monitoraggio presso il ministero dell’Economia: tutto quello che verrà recuperato dall’evasione andrà ad un fondo per la riduzione delle tasse.
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