Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’Fmi boccia le banche italiane ferme sugli Npl e poco redditizie

Sarà pure il tempo dei ciliegi in fiore e della kermesse degli Spring Meetings, ma ieri pioveva e quando si parla dell’Italia il sopracciglio inevitabilmente si inarca. Due documenti, il Global Financial Stability Report, incentrato su banche e finanza, e il Fiscal Monitor, incentrato sui conti pubblici, non ci risparmiano bacchettate: troppe sofferenze e troppi sportelli bancari – è il messaggio – fate attenzione alla spesa per pensioni e investimenti pubblici, pensate piuttosto reintrodurre l’Imu sulla prima casa e a trovare spazi per la riduzione del cuneo fiscale.
L’analisi del sistema bancario italiano è severa. Il Fondo ci mette in castigo sul tema più critico degli ultimi anni: gli Npl, cioè i crediti deteriorati. Siamo al terzo posto tra i grandi Paesi europei per entità di sofferenze lorde rispetto agli attivi delel banche: in testa c’è l’Irlanda con il 14,6%, segue il Portogallo con il 12,6% e quindi l’Italia con il 12,2%. Giusto per avere un’idea: le sofferenze in Austria sono il 3,1%. Il Fondo ci rimprovera anche di non aver ridotto abbastanza gli Npl: dal 2008 siamo scesi solo di 0,1 punti, meno del Portogallo, l’altro Paese “attenzionato”, che ha fatto -0,2 punti.
Non tutto è negativo perché c’è il riconoscimento delle mosse portate avanti, tra mille difficoltà, dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Tra i progessi viene segnalata la ricapitalizzazione del Monte dei Paschi, quella di Unicredit, il piano da 20 miliardi varato dal governo pronto per eventuali altre operazioni, la fusione tra Bpm e Banco Popolare. Ma i fattori critici rimangono: l’Fmi invita a ridurre la quota di sofferenze, a “fare di più” e a rafforzare le soluzioni extra-giudiziali. Il Gfsr segnala inoltre che Italia è marcato il fenomeno dell’overbanking, cioè dell’eccessiva concentrazione bancaria, come in Portogallo e in Spagna, c’è un alto numero di dipendenti e di sportelli. A sostegno di quella che l’Fmi definisce “debolezza” del sistema bancario italiano e portoghese, un dato poco rassicurante che dimostra come i mercati si fidino in questo momento più degli Stati che delle banche: la quotazione dei Cds (assicurazioni contro il rischio di default) sulle banche è salito negli ultimi tre anni più dello spread sui titoli di Stato di ciascuno dei due Paesi.
Critiche e suggerimenti anche sul fronte delle tasse e della finanza pubblica nel Fiscal monitor. I fondamentali corrispondono alle stime del governo (dal deficit-Pil senza manovrina al 2,4% nel 2017 al debito al 132,8 appaiato sulle stime del Def). Tuttavia sulle politiche il Fondo entra direttamente nel dibattito italiano: intanto segnala che abbiamo preso (insieme a Francia e Germania) la strada di politiche espansive a cominciare da pensioni, costo del lavoro e investimenti pubblici. Ma il punto è che il Fondo, come le maggiori istituzioni internazionali, preferisce una politica fondata sulle tasse sulla rendita, piuttosto che sulla produzione: per questo la la ricetta è quella di riapplicare l’Imu sulla prima casa, anche se il Fiscal Monitor si limita a suggerire di «ampliare la base imponibile e creare una tassa moderna sulla proprietà immobiliare». Aggiungendo un’altra prescrizione che mira diritta al dibattito nazionale: ridurre il cuneo fiscale e il costo del lavoro perché il nostro livello, insieme a quello francese, tra i più alti.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sarà un’altra estate con la gatta Mps da pelare. Secondo più interlocutori, l’Unicredit di And...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«La sentenza dice che non è possibile fare discriminazioni e che chi gestisce un sistema operativo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un nuovo “contratto di rioccupazione” con sgravi contributivi totali di sei mesi per i datori di...

Oggi sulla stampa