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L’Fmi avvia l’ispezione sulle banche

Il giudizio finale sull’economia italiana arriverà non prima di qualche settimana, forse in primavera: valuterà, in particolare, la solidità del sistema bancario, le modalità di supervisione e l’efficacia dei regolatori. Un vero e proprio check up sullo stato di salute del sistema finanziario del Paese (più che un temuto stress test) in vista del quale, da ieri, una delegazione del Fondo monetario internazionale è impegnata in una fitta agenda che prevede prima le visite in Consob, Abi, Bankitalia e le principali associazioni di categoria, poi una serie di incontri con le istituzioni e alcune tra le grandi banche e multinazionali.
I primi incontri, preliminari, sono avvenuti nei giorni scorsi, durante i quali tra l’altro c’è stata una visita in Consob. Con questa settimana l’equipe di tecnici inviata da Washington è rientrata a Milano: ieri è stata accolta a Palazzo di giustizia dal pool di magistrati che si occupano di reati finanziati (oltre al Procuratore capo, Edmondo Bruti Liberati, c’era il procuratore aggiunto Francesco Greco, capo del pool economico), per oggi è previsto tra l’altro un passaggio in Abi, a Roma. Quindi, la delegazione si dovrebbe presentare negli uffici del Governo, di Bankitalia e di altre istituzioni, delle principali associazioni di categoria ma soprattutto di alcuni gruppi finanziari (come Generali) e delle grandi banche: tra quelle coinvolte nel nuovo round di incontri, si apprende, figurano ad esempio UniCredit, Mediobanca e il Monte dei Paschi di Siena, che nei mesi scorsi avevano già incontrato alcuni funzionari del fondo insieme ad altri istituti come il Banco popolare, Bpm e Ubi.
La visita dei funzionari americani è uno dei check up che il Fondo monetario internazionale organizza periodicamente nell’ambito del Financial sector assessment program: quest’anno gli Stati sotto la lente sono 16, e insieme all’Italia figurano anche, tra gli altri, Svizzera, Canada, Belgio, Austria ed Emirati arabi, insieme ad Argentina, Singapore, Congo, Guatemala e Vietnam. Il programma non è nuovo (l’ultimo rapporto sull’Italia risale al 2004-2006), ma dal 2008 in avanti di fatto è diventato l’architrave del sistema di risk management del Fondo monetario internazionale, che opera nella logica del «prevenire è meglio che curare» e per questo focalizza l’analisi sull’efficienza del sistema creditizio (con un occhio di riguardo per le norme sulla trasparenza e sull’attività dei regolatori), la solidità delle banche, le riserve di liquidità, la capitalizzazione dei grandi istituti.
Sia da Bankitalia che dall’Abi (che a settembre aveva duramente criticato un rapporto dell’Fmi poco generoso con l’Italia) si fa notare che non spetta al Fondo l’ultima parola sulla tenuta del sistema né tanto meno su eventuali contromisure, ma i punti all’ordine del giorno sono delicati – per di più in vista dei bilanci 2012 che le banche approveranno nelle prossime settimane – per questo la missione viene seguita da più parti con attenzione. Tuttavia, a quanto si apprende, i risultati definitivi dell’esame saranno pubblicati solo in un secondo tempo, all’interno del rapporto redatto al termine dell’altra missione del Fondo monetario, quella annuale, che si basa sui poteri di sorveglianza del Fondo che monitora l’intera economia di un paese. Missione, quest’ultima, che verrà calendarizzata d’intesa con il nuovo governo che uscirà dalle elezioni di febbraio.

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