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L’Fmi alla Germania: dovete investire di più, non bastano i tagli fiscali

Non bastano i tagli alle tasse che il Governo tedesco si prepara ad annunciare. La Germania deve fare di più, sfruttando lo spazio che ha nel bilancio pubblico, per stimolare l’economia con la politica fiscale, secondo il direttore del Fondo monetario, Christine Lagarde. In un dibattito con la stessa signora Lagarde, però, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, ha sostenuto successivamente che «stiamo già facendo molto».
Le pressioni sulla Germania si rinnoveranno in questi giorni, alle riunioni di Washington, non solo da parte dell’Fmi, ma anche degli altri partner, Stati Uniti in testa.
L’altra questione tedesca che domina le discussioni a Washington, pur senza figurare su nessuna agenda ufficiale, e che ha potenzialmente ripercussioni globali, è la crisi di Deutsche Bank. Il numero uno dell’Fmi ha affermato che la più grande banca tedesca, come altre banche, deve ripensare al suo modello di business e affrontare i problemi della redditività nel lungo termine e quale sia la dimensione ottimale. Facendo riferimento al processo di dismissioni avviato dalla banca, la signora Lagarde è sembrata indicare che Deutsche Bank ha bisogno di ridurre le proprie dimensioni. Sulla banca, il ministro tedesco ha evitato qualsiasi commento.
Il Governo tedesco sta per annunciare tagli alle imposte per 6 miliardi di euro sia nel 2017 sia nel 2018, anticipando la misura che era attesa per dopo le elezioni dell’autunno dell’anno prossimo e utilizzando il proprio surplus di bilancio. Considerazioni elettorali hanno senz’altro giocato nella decisione, e, in misura minore, il tentativo di allentare le pressioni internazionali.
Il direttore del Fondo monetario chiede tuttavia a Berlino che vada oltre. «Speriamo – ha detto in conferenza stampa, citando anche Corea e Canada fra i Paesi che possono sfruttare lo spazio fiscale – che i tagli alle tasse che dovrebbero essere annunciati siano parte di un pacchetto più ampio. Crediamo che, nell’area delle infrastrutture e della loro manutenzione, ci siano investimenti da fare. Dati i costi di finanziamento molto, molto bassi per un Paese come la Germania, questo è certamente il momento giusto per sviluppare ulteriormente queste infrastrutture e contribuire allo sforzo collettivo» di rilanciare la crescita. La signora Lagarde è convinta che possano fare la loro parte anche Paesi che non hanno lo stesso spazio in bilancio, ma che possono orientare la composizione della spesa verso investimenti produttivi.
Schäuble non è sembrato molto disponibile ad assecondare le richieste del direttore dell’Fmi, anche se la proposta in arrivo per il taglio delle tasse mostra che il Governo tedesco ha cambiato almeno parzialmente orientamento rispetto alla chiusura totale di qualche tempo fa. «La Germania sta andando bene – ha detto il ministro – e rispetta le regole». Secondo Schäuble, Berlino «paga già molto per solidarietà con gli altri Paesi», e d’altro canto deriva molti vantaggi dall’Europa. «Solo se l’Europa va bene, la Germania va bene. Ma non è indebolendo la Germania che si migliora la situazione», ha sostenuto.
Lagarde e Schäuble si sono invece trovati d’accordo sul futuro della globalizzazione e la risposta da dare ai populismi che montano, in Europa e altrove. «La crescita è troppo bassa, da troppo tempo e beneficia troppo pochi», è il motto del direttore dell’Fmi per queste riunioni. E ha elogiato il programma della presidenza tedesca per il G-20 dell’anno prossimo, che punterà su un piano di investimenti in Africa. I ministri finanziari e i governatori delle banche centrali si sono trovati ieri sera a cena per un confronto più breve del solito, dato che segue di poche settimane le riunioni in Cina. Per il ministro tedesco, il problema dell’ascesa del populismo è molto pressante, dopo i successi del partito anti-immigrati AfD alle recenti elezioni regionali. «Ero ottimista – ha affermato – che non avremmo mai più avuto in Germania un partito di demagoghi di estrema destra. Ma lo combatteremo e avremo successo». La risposta, secondo il veterano della politica tedesca, è una maggiore integrazione europea.
Indirettamente, il direttore del Fondo monetario ha criticato le ricette economiche del candidato repubblicano alle presidenziali Usa, Donald Trump, che prevedono barriere commerciali. «Il commercio internazionale – ha detto il direttore dell’Fmi – è uno dei motori della crescita e non possiamo permetterci di metterlo in pericolo».
I due si sono invece nuovamente divisi sulla questione della Grecia. Il direttore dell’Fmi ha insistito ancora una volta che ogni partecipazione dell’istituzione al pacchetto di aiuti ad Atene dipende da un accordo per l’alleggerimento del debito, mentre per il ministro tedesco il debito non è un problema e tocca invece al Governo greco mettere in atto il programma che ha sottoscritto.

Alessandro Merli

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