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L’F24 per il bonus Irpef inviato anche a saldo zero

Con la risoluzione 48/E/14, le Entrate hanno istituito il codice tributo 1655 utilizzabile in compensazione sul modello di versamento F24, seguendo le regole previste dall’articolo 17, del Dlgs 241/97 (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri). Il risultato che ne deriva, in linea con la previsione normativa, è un’automatica estensione del recupero a tutto ciò che transita nel modello di versamento. Per effetto della compensazione esterna, infatti, il contribuente che vanta un credito lo può utilizzare per far fronte ai debiti inerenti i tributi, i contributi o i premi indicati nello stesso modello F24.
In particolare, tuttavia, va osservato che nella fattispecie (recupero del bonus 80 euro) il Dl 66/14 ammette la compensazione sui soli contributi escludendo, dunque, i premi pagati all’Inail. Probabilmente, in via automatica, le procedure di gestione del modello F24, in presenza del credito indicato con il codice 1655, riconosceranno all’Inail per intero gli importi spettanti, presenti in F24. Nel compilare il modello F24 occorre ricordare che il credito massimo compensabile non può eccedere il totale dei debiti indicati nelle varie sezioni che, dunque, possono essere azzerati. In ogni caso il saldo finale del modello non può essere mai negativo. Se si compila una sola sezione del modello, anche il saldo della singola sezione non può essere negativo. Il modello F24, quindi, non può mai originare un’eccedenza di credito ma può chiudere a zero o con un saldo positivo, cioè con un importo da versare. Qualora residui un ulteriore credito a favore del contribuente, l’eccedenza potrà essere successivamente compensata.
Vale la pena ricordare che il modello F24 va compilato e presentato anche nel caso in cui nulla risulti dovuto a seguito della compensazione, cioè nel caso in cui il saldo finale sia pari a zero. Contrariamente, non sarebbe possibile – per gli tutti gli enti interessati – conoscere le compensazioni operate e regolare le reciproche partite di debito e credito. Ovviamente, attraverso la compensazione, una volta esauriti gli ambiti fiscali, sarà possibile utilizzare il credito per aggredire anche i contributi previdenziali.
Si auspica che la soluzione trovata, anche se adottata in corso d’opera, vada nella direzione voluta da tutti i soggetti coinvolti, di consentire al sostituto, chiamato ad erogare una somma a carico dello Stato, il recupero tempestivo e completo di quanto corrisposto, attraverso l’utilizzo di ogni tributo e contributo dovuto nello stesso mese all’Erario e agli enti previdenziali. Ottimizzata la pratica recupero, restano, tuttavia, problemi ancora aperti come per esempio i pluricommittenti, i part time. Vi è anche il caso dei lavoratori operanti in Italia alle dipendenze di organismi non sostituti di imposta (Ambasciate, Organismi internazionali, Consolati ecc) i quali, alla stregua delle colf, si ritiene potranno recuperare il bonus solo in dichiarazione dei redditi. Restano ancora da definire, inoltre, le situazioni in cui è l’Inps a erogare una prestazione, in assenza del datore di lavoro (mobilità, Aspi, Cig con pagamento diretto). Per alcune di tali problematiche sarebbe preferibile trovare, al più presto, una soluzione con risposte chiare ed esaustive. Va, peraltro, evidenziato che una manovra di questa portata, oltre a presentare evidenti caratteri di complessità (sono coinvolti circa 10 milioni di destinatari), necessita di un monitoraggio della spesa. Se le indicazioni sono chiare e capillari, è molto probabile che si riduca al minimo il rischio di possibili dispersioni dei fondi quanto mai pericolose in momenti come questi. Confidiamo sul fatto che gli organi preposti, dopo le prime veloci indicazioni, facciano ancora sentire la propria voce fornendo indirizzi più puntuali che consentano ai sostituti di imposta una gestione oculata e corretta del bonus e alle casse dell’Erario di evitare possibili sprechi.

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