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L’export sostiene i ricavi dei big di Piazza Affari

Vendite in crescita, nonostante la crisi, ma solo grazie alle acquisizioni e soprattutto alla domanda dei mercati esteri. È questo in estrema sintesi la fotografia che emerge dall’indagine R&S Mediobanca sui 50 maggiori gruppi quaotati a Piazza Affari.
Il traino estero
Un quadro, quello della crescita dei fatturati che può sorprendere data la pesante recessione italiana. Ma che ha invece una spiegazione razionale se si guarda alla dinamica dei mercati esteri. Nel 2012 infatti il fatturato domestico dei grandi gruppi è cresciuto solo dell’1,6%, mentre quello all’estero ha fatto un balzo del 19,7%. Inoltre il settore privato è stato trainato dall’effetto “Chrysler”, senza cui avrebbe segnato un modesto +0,8% sul 2011. Il 2012 quanto a suddivisione dei mercati di sbocco delle grandi imprese italiane non fa che confermare un trend di medio-lungo periodo che ormai è di natura strutturale.
Il fatturato della grande industria è arrivato dall’estero, nel 2012, per il 67,1% del totale. Era solo il 53,5% nel 2008 all’avvio della grande crisi finanziaria. La crescita fuori d’Italia dice a sua volta della drammatica caduta della domanda interna del Paese. Se i ricavi, grazie alle vendite fuori frontiera, in particolare nel continente americano che vale da solo il 50% dei ricavi di tutta la manifattura, non risentono della drammatica crisi della domanda interna, la redditività delle grandi imprese è in chiaro scuro.
Margini sotto il 2008
I margini dell’industria privata (rapporto tra margine operarivo netto e fatturato) sono sì in crescita dal 4,8% del 2009 al 6,3% del 2012, ma non hanno recuperato il gap pre-crisi dato che nel 2008 si collocavano al 7%. In frenata invece il settore pubblico, che pur è protetto dalla concorrenza, con un mon/fatturato al 13,3% nel 2012 contro il 16,3% del 2008. E in caduta anche i servizi con i margini industriali al 12% l’anno scorso contro il 13,8% pre-crisi. In forte crescita invece sul 2011 il risultato netto che esplode di un +90%, ma sul medio-termine cioè dal 2008 al 2012 gli utili netti si dimezzano (-49,8% da 21,1 miliardi a 10,6 miliardi). Il tema della struttura finanziaria dell’industria resta in lieve tensione con un rapporto tra debiti finanziari e capitale proprio salito al 112,8% dal 109,2% del 2011. Migliora però la posizione finanziaria netta dato che di fatto la liquidità (cassa + titoli) dei grandi gruppi industriali è raddoppiata dal 2008 al 2012 passando da 35,8 miliardi a 74,8 miliardi.
Banche sotto stress
Situazione decisamente peggiore, invece, per le prime 5 banche quotate. Il 2012 si chiude ancora in rosso, dopo le maxi-perdite per svalutazioni degli avviamenti del 2011. Ma più che la leggera contrazione dei ricavi (-4,3%) a far precipitare le banche sono le fortissime perdite sui crediti (+44,9% pari al 36% dei ricavi). Il tema dei crediti dubbi campeggia anche nella prima parte del 2013 dato che i cosiddetti prestiti deteriorati sono a quota 114 miliardi e valgono l’80% del patrimonio netto degli istituti. Per dare un’idea dell’escalation, nel 2008 i prestiti a rischio contavano solo per il 30% del patrimonio.

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