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L’export italiano può fare il balzo

Un «tesoretto» che, secondo Sace, può lievitare di quasi 3 miliardi di euro nel prossimo quadriennio. Con il ritiro delle sanzioni in Iran, le imprese italiane inseguono un recupero significativo nell’interscambio commerciale con Teheran, in questi anni forzatamente «compresso». L’obiettivo, dichiarato ieri dallo stesso ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, è ritornare «ai livelli di un tempo» (Sace prevede quasi 4 miliardi di euro di export nel 2018 a fronte del miliardo registrato nel 2014), rafforzando legami che in questi anni non si sono mai interrotti. Gli imprenditori sono fiduciosi ed ottimisti e il Mise punta ad organizzare già nelle prossime settimane una missione economica ed imprenditoriale per gettare le basi verso questo traguardo. 
In prima fila ci sono le imprese attive nel comparto dell’oil&gas e della meccanica strumentale, le due filiere italiane maggiormente penalizzate dalle sanzioni. La sola meccanica strumentale (che pesa per il 57,9% sull’attuale export italiano verso Teheran) nell’ultimo quinquennio ha visto dimezzarsi il valore annuo dei beni venduti, da circa 1,3 miliardi a meno di 700 milioni di oggi. Contrazioni significative, secondo una recente analisi di Sace, anche per mezzi di trasporto, prodotti agricoli e metallurgici. Pure il settore alimentare ha bruscamente interrotto il trend di forte crescita registrato nel periodo precedente alle sanzioni.
Ora ci sono tutti i presupposti per ripartire. «L’accordo con l’Iran rappresenta, per l’Italia, la possibilità di riaffacciarsi con tutta la potenzialità del suo sistema imprenditoriale su un mercato che conta oggi quasi 80 milioni di potenziali consumatori» ha detto ieri Guidi. Il Mise, che intende «riprendere presto un percorso di collaborazione bilaterale» guarda «con ottimismo» alle opportunità economiche della riapertura degli scambi con l’Iran. «L’Italia – ha aggiunto Guidi – era il primo partner economico e commerciale nell’epoca antecedente alle sanzioni: prodotti e know how sono ancora molto apprezzati».
Alberto Presezzi, titolare della Bruno Presezzi di Burago di Molgora, in Brianza (attiva nell’impiantistica e power generation), in questi anni non ha mai interrotto i suoi rapporti con l’Iran. La firma di ieri, nel giudizio dell’imprenditore, è un indubbio passo in avanti per le aziende che lavorano in questo delicato segmento. «Ora – spiega l’imprenditore da Teheran, dove in questi giorni sta lavorando ad alcune commesse che riguardano anche Franco Tosi, la storica azienda di turbine legnanese da poco salvata dal fallimento – tutto sarà più facile, grazie ai grandi capitali che saranno riversati sul mercato. Qui la gente sta festeggiando per strada – spiega -, le aspettative sono alte».
Nel settore delle macchine agricole, invece, il gruppo Maschio Gaspardo «è stata la prima e unica azienda italiana a investire in Iran, aprendo una filiale commerciale nel 2010 – spiega Mirco Maschio, da poco diventato presidente con la ridefinizione dell’organigramma del gruppo -. Non possiamo che accogliere in modo favorevole l’accordo, che ci permetterà di continuare a operare in quei territori e sfruttare le nuove opportunità commerciali».
Opportunità concrete in Iran anche per la meccanica strumentale e le macchine in generale. «In questi anni abbiamo continuato ad esportare tecnologia, ma con difficoltà – spiega Flavio Marabelli, presidente onorario di Confindustria Marmomacchine -, nonostante l’Iran sia un grande consumatore di pietra ornamentale. L’anno scorso abbiamo organizzato una missione imprenditoriale di successo che, a maggior ragione, ripeteremo ad ottobre, sempre con il supporto dell’Ice: più di 20 realtà sono già interessate a partecipare». L’obiettivo dell’associazione è rafforzare la crescita dell’export che, nel primo trimestre dell’anno in corso, ha già raddoppiato il valore maturato nel corrispondente periodo dell’anno precedente.
È imminente, invece, l’avvio della missione delle aziende associate a Federlegno-Arredo: partiranno per Teheran il 25 luglio, nel tentativo di intercettare le opportunità di un mercato che, in questo ambito, è tutto da creare. Da questo punto di vista la stessa Sace segnala la crescente sensibilità, nel paese mediorientale, verso le nuove tendenze di design, soprattutto da parte delle èlite iraniane: si delineano buone opportunità per il settore del mobile, per gli articoli di illuminazione, gli accessori per il bagno e la cucina, i laminati in legno, i rivestimenti in vetro, le scale, gli infissi per porte e finestre, i materiali antisismici e le caldaie.
Prospettive concrete anche nell’automotive e nei trasporti. La stessa Sace però mette in guardia gli imprenditori italiani dal rischio di una competizione elevata: «Concorrenti quali Cina, India, Russia e Brasile» in questi anni «hanno subito meno vincoli, guadagnandosi una posizione importante nel paese. Riguadagnare le quote di mercato perse in questi anni sul territorio iraniano non sarà facile».

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