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L’export cerca il rilancio in Germania

L’export verso la Germania perde più di mezzo miliardo di euro nel 2012, 441 milioni solo nel mese di dicembre. È l’effetto della frenata dell’economia tedesca che, dopo due anni di crescita (con un massimo storico toccato nel 2011), ha segnato un rallentamento delle importazioni dall’Italia.
Una flessione che lascia qualche incertezza sul futuro ma che non è detto che si consolidi, almeno alla luce di qualche indicatore economico – la fiducia delle imprese, per esempio, ai massimi da 10 mesi – che fa intravedere un segnale di ripresa della locomotiva tedesca.
«Era evidente – spiega Michele Tronconi, presidente di Sistema Moda Italia – che anche la Germania sarebbe stata contagiata dalla crisi degli altri Paesi europei: diminuendo le sue esportazioni verso Italia, Francia e Spagna, era scontato che sarebbe diminuita la propensione all’acquisto anche delle famiglie tedesche, che giustifica una minore importazione di made in Italy».
Il trend, però, non è stato uguale per tutti i settori (si veda infografica). Nel caso dei prodotti tessili e di abbigliamento, per esempio, la flessione di dicembre (-6,2%) è stata la pesante conclusione di un anno chiuso in negativo (-4,4%). «Abbiamo perso volumi sulla fascia di prodotto medio – conclude Tronconi – che dobbiamo però recuperare, perché è fondamentale per tenere in piedi il sistema produttivo: l’alto di gamma, infatti, da solo non basta. Anche se si tratta della componente che esportiamo di più sui mercati emergenti, dobbiamo migliorare la nostra competitività “sistemica” sul mercato unico europeo, proprio per mantenere i volumi necessari a mantenere l’integrità della filiera produttiva».
Diverso il trend della voce prodotti alimentari, bevande e tabacco, che registra una flessione nel mese di dicembre ma chiude l’anno con il segno più. «L’alimentare archivia il 2012 con una crescita dell’export verso la Germania del 6% – spiega Filippo Ferrua, presidente di Federalimentare – una crescita più bassa rispetto a quella con il resto del mondo, che segna un più 8%, ma più alta di quella verso i Paesi europei, che ha registrato un più 5%. Per il 2013 stimiamo di mantenere lo stesso trend in Europa e in Germania, Paese che copre quasi il 17% di tutto l’export del settore, e di continuare a spingere sui mercati emergenti sui quali abbiamo numeri ancora piccoli ma trend di crescita a doppia cifra».
Bilancio negativo, nel 2012, per il settore sostanze e prodotti chimici, che verso la Germania cede il 2,8% sul 2011. «L’industria chimica anticipa i cicli economici – spiega Cesare Puccioni, presidente di Federchimica – di conseguenza ha già pagato il suo prezzo per il rallentamento dell’Europa. Per il futuro, pur non prevedendo per il mercato interno nulla più di una stabilizzazione su bassi livelli, la produzione chimica nel 2013 potrebbe tornare ad avere un segno più, anche se per un valore molto limitato. Meglio andrà l’export, perché le imprese raccoglieranno gli sforzi fatti negli ultimi anni per rafforzare la presenza sui mercati extraeuropei, dove già nel 2012 le esportazioni sono cresciute del 7%, e per spingere sull’innovazione».
Conservano un lieve segno positivo, nel 2012, le esportazioni verso la Germania di macchine e apparecchi. I beni strumentali, per esempio, registrano da gennaio a ottobre un più 0,1% sul mercato tedesco a fronte di un più 14,4 in tutto il mondo. «L’ultimo dato sulla fiducia delle imprese tedesche – spiega Sandro Bonomi, presidente di Anima – fa ben sperare. E se la domanda europea ha certamente perso un po’ di slancio, pur registrando risultati positivi in diversi settori dell’industria meccanica, per il 2013 ci aspettiamo una stabilizzazione del mercato».
Negativo il settore dei mezzi di trasporto, che nel 2012 ha ceduto il 5,3% (gli autoveicoli il 2,4%). «La Germania – spiega Roberto Vavassori, presidente di Anfia – ha registrato nel 2012 una contrazione degli ordini interni di autovetture dell’8%. Anche a gennaio 2013 le immatricolazioni di auto sono scese dell’8,6% rispetto a gennaio 2012, pur mantenendo, in Europa, il primato in termini di volumi registrati (192.090 unità). L’export italiano verso la Germania, quindi, ha subìto una flessione non così grave per quanto riguarda gli autoveicoli, e ancora meno sensibile per la componentistica automotive. Per il 2013 prevediamo una prima parte dell’anno ancora in calo, con una stabilizzazione e un successivo, modesto miglioramento nel secondo semestre».

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